Sanremo, il vuoto di Celentano…

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E venne il verbo (con la v tassativamente minuscola). E disse il nulla. E si scagliò contro chi non voleva omologarsi al sistema. Avvenire, Famiglia Cristiana, Corriere della Sera con la sua punta di diamante Aldo Grasso: hanno sale in zucca, dicono quel che pensano, quindi sono da censurare, cestinare, meglio i comici involontari Morandi e Pupo, che fanno tristezza solo a vederli interpretare una parte cucita a dismisura dal predicatore. Chissà cosa avranno pensato in prima fila i vertici Rai: riserviamo tanto danaro per l’esibizione di Celentano, non possiamo sapere in anticipo quel che dice, e alla fine lui ci fa bombardare pure l’Ariston! Resta un quadretto di una tristezza assoluta: il nulla che emerge dai bombardamenti, coinvolge i suoi commensali in azzardati discorsi anti-consulta, anti-clero, anti-non si sa cosa purché siano anti. E quando Adriano termina il suo show, un dubbio ti assale: c’era proprio bisogno del Predicatore per dare un tono ad un festival che, a giudicare dalla prima serata, sembra uno di quei festival pane e salame in cui le casse audio sparano, i voti vanno appuntati sui fogli e gli stacchetti sono sempre stonati. Buona fortuna, Gianni: quest’anno può salvarti solo Rocco Papaleo dal naufragio, e non puoi neppure fare come Schettino, che abbandoni la nave anzitempo. Ed anziché navigare a vista, affondi di sicuro… Francesco Rossi

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