E adesso, al lavoro!
Ha cominciato l’assessore alla cultura, seguito a ruota dal responsabile del commercio e sicuramente nelle prossime settimane (magari dopo la calura estiva), si accoderanno altri membri della giunta o di commissioni varie. È una moda, che evidentemente da i suoi frutti, quella di coinvolgere gli “attori” direttamente nella programmazione, nell’analisi delle difficoltà, nella progettazione di auspicabili soluzioni delle problematiche.
E quindi enti del “terzo settore”, associazioni di categoria, notabili e menti fini, sono stati invitati a sedersi a questi tavoli tecnici, rigorosamente rotondi, con il non facile compito di risolvere questioni innate, impiegando nuove energie ma senza risorse economiche disponibili al momento. E quindi tutti a snocciolare proposte, condividere idee, inventare nuovi percorsi, volare di fantasia…
A me è venuto in mente un famoso, anzi celeberrimo, film con Totò: Miseria e Nobiltà. Avete presente la divertentissima gag dove, giunta l’ora di pranzo ed affamati come non mai, i componenti delle due famiglie che convivono sotto lo stesso tetto, si riuniscono attorno al tavolo occupando sedie sfondate per decidere cosa mangiare.
Sembra di sentire il profumo ed il sapore dei vari piatti che vengono proposti: pasta con il sugo alla salsiccia (rigorosamente fresca), mozzarella di Agerola che, una volta premuta tra due dita, deve “colare” latte altrimenti si desiste dall’acquisto; vino di Gragnano frizzantino, frutta secca e un sigaro a testa per i due capifamiglia. Tutto a fronte della “cessione” come pegno di un cappotto. La risposta di Totò è rimasta negli annali del cinema italiano: “A meno che non sia il paltò di Napoleone…”.
Speriamo di non fare la stessa fine con questi “think tank” che stanno nascendo in seno alla nuova amministrazione, tutti a proporre ma poi quando c’è da trovare i soldi, il sogno si trasforma in incubo e si resta digiuni. Certo il film prosegue con un paio di “gustose” situazioni: il pranzo offerto dal nobile che li ingaggia (tragicomica la scena dove Totò e gli altri ballano con i bucatini tra le mani) per continuare con “l’ospitata” a casa del cuoco arricchito, con Totò alle prese con il panino imbottito di tutto il pensabile.
Non credo che ad Angri possa succedere un tale miracolo, quindi se veramente abbiamo a cuore le sorti del nostro paese, e di conseguenza la sua crescita sociale, culturale ed economica, conviene rimboccarsi le maniche e trovare nuove strade davvero, nuovi orizzonti da esplorare, nuovi obiettivi da perseguire. Altrimenti invece di accomodarci nel salotto buono dell’agro, dove Angri ha occupato a lungo un posto “nobile” di altissimo rilievo, si rischia di restare nella “miseria” dell’indifferenza e del “facciamo finta che tutto va bene”.
Sergio Endrigo, sopraffino cantautore degli anni sessanta e settanta, mise in musica “la ricetta” per costruire (fare) un tavolo; voglio invitare gli assessori ed i presidenti delle varie commissioni, a prendere sega, chiodi e martello e, da buoni falegnami, cominciare a costruire davvero questo tavolo, assumendosi le responsabilità che richiedono gli incarichi che ora ricoprono. È bene ascoltare tutti, ma la voce di chi dirige, la mano di chi manovra il timone, deve essere unica ed univoca, altrimenti si rischia di affondare nella mucillagine, tipo quella che abbonda in una larga parte del porto di Agropoli. Ed è troppo tempo che Angri ristagna nelle sabbie mobili dell’immobilismo.

