A cura di Carmine Lanzieri Battaglia
Quante volte abbiamo usato questa espressione idiomatica per raccontare in poche parole quel che succede quando qualcuno commette errori ed altre persone ne pagano le conseguenze; il “detto antico” non sbaglia mai e racchiude in una semplice frase di estrazione dialettale la filosofia di vita del mondo moderno.
Prendiamo ad esempio il signor Donald Trump, presidente degli Stati Uniti d’America; a quest’uomo gli prudono letteralmente le mani, pensa che tutto si possa risolvere mostrando i muscoli e, per “tutelare” gli interessi del suo paese, lo mette in pratica ovunque può.
E quindi vuole la Groenlandia per arginare “l’invasione russa e cinese” nel mare del nord; vuole il Canada per gli stessi motivi e per “riscuotere” i crediti che vanta per la protezione che le sue forze armate garantiscono; vuole il Venezuela perché è il punto di partenza di buona parte della droga che sbarca negli States ma allo stesso tempo può mettere le mani sul petrolio locale; sta facendo a botte con l’Iran perché secondo lui è una minaccia per il mondo civile; se la prende con i migranti inviando truppe di polizia per “stanare” gli irregolari; ha messo definitivamente in ginocchio l’economia cubana inasprendo le sanzioni verso il governo locale perché secondo lui è comunista e connivente con la Russia; si aspetta e pretende assistenza dai suoi “alleati” del patto atlantico per mettere in pratica tutte le sue strategie e guai a contraddirlo… e nel frattempo le popolazioni civili, inermi e quasi sempre inconsapevoli delle presunte malefatte dei governanti, soffrono le conseguenze di questi comportamenti che nella maggior parte dei casi sono veri e propri atti di prepotenza del presidente della nazione più armata e belligerante del mondo; gli altri paesi della Terra subiscono le ripercussioni di tutte queste azioni di forza perché non vi è guerra che non impoverisce l’economia e, se per dare l’ordine di attaccare ci vuole un attimo, per riportare tutto ad una presunta normalità, poi ci vogliono anni.
Un poco come Trump, ma in scala decisamente ridotta, agisce e si muove l’amministrazione ed il Sindaco della nostra città. Molte delle azioni e delle decisioni prese in seno alla giunta che governa il nostro paese, hanno avuto, stanno avendo ed avranno ancora per lunghi anni, ripercussioni non propriamente positive sui cittadini che a loro volta peccano di atavica indifferenza.
La consiliatura di lungo corso ha gravato in modo decisamente negativo sul tessuto sociale, culturale, economico e politico del nostro territorio: la schiacciante maggioranza in consiglio comunale ha provocato un appiattimento di tutte le decisioni, impedendo di fatto all’opposizione (comunque latitante quasi peggio del famigerato Messina Denaro) di poter proporre misure alternative a quelle derivanti dalle decisioni prese dalla giunta comunale; il commercio cittadino, abbandonato a se stesso, ha mostrato tutte le carenze strutturali, di fatto immolandosi sull’altare della grande distribuzione.
La mancanza di linee guida e di sostegno a livello di palazzo di città, ha definitivamente “spezzato le reni” a chi, con i tributi versati al comune, fino a qualche anno fa contribuiva fattivamente ed attivamente al bilancio delle attività comunali; l’affidamento a privati delle infrastrutture dedicate allo sport (vedi campi di calcio, calcetto e palestre), ha fatto sì che la gestione di beni pubblici, per definizione destinati al benessere di tutti, diventasse invece fonte di guadagno per pochi; restando in tema di “affidamento”, alcuni spazi aperti periferici, anch’essi necessari al “welfare” generale, sono stati destinati a diventare poli attrattivi per un “certo tipo” di frequentatori, relegando tutti gli altri ad un ruolo marginale e spesse volte addirittura non inclusivo; la mancata o tardata realizzazione di progetti (vedi ex MCM, ex 1° circolo, ex INAM ed altri), pur non impattando attualmente sulla quotidianità dei cittadini, prevede di far pagare dazio nel prossimo futuro per la mancata fruizione dei servizi promessi; le attività culturali e sociali, cibo per la mente di tanti cittadini, sono state relegate a semplice contorno, che fa tanto bene alla salute ma che si può tranquillamente lasciare nel piatto.
C’è poco da fare, tutto il mondo è paese, ma, siccome il “culetto” è nostro, forse dovremmo deciderci a smettere di accettare passivamente questi schiaffi che arrossano la parte, la indolenziscono ed impediscono di sedere comodamente. Mai come adesso è il caso di sollevare la testa (dai cellulari) e di guardare con occhio critico (magari inforcando un paio di occhiali) e costruttivo (seguendo un progetto stilato da chi di amministrazione ne capisce) quello che succede intorno a noi, perché non ci possa essere rimpianto per quel che poteva essere né rimorso per quel che sarà.

