Il “cavallino”, per molti ma non per tutti…

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E’ il tempo dei processi in cui ciascuno può dilettarsi nella semplice arte della critica che a volte rischia di sfociare nella più volgare maleducazione con offese ai singoli che vanno ben oltre l’aspetto sportivo.

L’Angri attraversa un momento complesso e alla pari di tante altre realtà che si confrontano con l’inesatta scienza dello sport deve fare i conti con la Dea bendata, poco incline a strizzare l’occhio a doriani in questa fase, con le qualità degli avversari e con gli errori, che se corretti, possono rappresentare un punto di partenza per l’auspicata risalita.

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Individuare i colpevoli riesce sin troppo facile al punto che ciascuno potrebbe trovarne uno, dieci, cento e innescare dibattiti su cosa e chi cambiare. Errare è un’arte che appartiene al genere umano così come la sconfitta e in ogni caso non bisogna farne un dramma.

I grigiorossi perderanno il sostegno di coloro che sono pronti a voltare le spalle all’amico o alla persona amata nel momento di difficoltà. Lo farebbero comunque e con chiunque. Nessun dramma, si va avanti!

Ci sono generazioni che hanno spinto il cavallino nelle corse lanciate lungo i campi di polvere che spesso si sono rivelati avari di gioie, c’è chi ha visto finire l’Angri sotto imbarcate di reti avversarie percorrendo centinaia di chilometri e oggi continua a palpitare quando il cavallino avanza. E’ il calcio, la vita in genere regala fluttuanti emozioni.

C’è da lavorare ma questo non spaventa nessuno ma soprattutto stringersi intorno a tutti, società, tecnico e calciatori, dimostrando l’affetto verso i colori che rappresentano realmente la città.

Abbiamo atteso undici lunghi anni per staccare il biglietto della serie D, sciupare tutto nell’arco di un mese diventerebbe un’elevata forma di autolesionismo!

Corri cavallino, corri…

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