Il trionfo grigiorosso: il cavallino si è rialzato, ora tocca alla città!

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Luigi D’Antuono – Scorre il tempo e con esso i battiti di un’attesa lunga, troppo lunga ma trepidante e bella! L’Angri del calcio si avvia a festeggiare la vittoria del campionato di Promozione che consentirà al cavallino grigiorosso di tornare nel calcio d’Eccellenza. Un traguardo che sembrava utopistico qualche anno fa per un cavallino stanco e mortificato dopo aver raggiunto per anni la gloria nel calcio dei dilettanti.

Il destino toglie, il destino restituisce. Sabato l’Angri del calcio oblitererà il tagliando per accedere al massimo torneo regionale e riprendersi in parte quello che anni addietro gli è stato scippato dall’indifferenza degli imprenditori, della politica e di una comunità che aveva voltato le spalle ad un cavallino infiacchito. Stanco si, ma troppo blasonato per tracollare e allora la passione di un nugolo di tifosi gli ha ridato energie e motivazioni cominciando dagli inferi della Terza Categoria.

Oggi, Angri è bella, ricca di gioia, con la voglia di attaccarsi a qualcosa per festeggiare insieme il riscatto di una collettività avvilita nel quotidiano. E’ la festa di Angri, dei tifosi, di chi ama lo sport. Di quelli che hanno combattuto il freddo nelle isolate domeniche di Tramonti a quelli che si godono il calore della passione, fino a giungere a coloro che si lasciano travolgere dalla voglia di unirsi in nome di una senso di appartenenza alla città.

E’ la vittoria della dirigenza, di Francesco Limodio, di Valerio La Pepa e del papà, del vulcanico e prolisso Gerardo Tortora che rappresenta il filo conduttore tra l’inferno della Terza Categoria e il paradiso dell’Eccellenza.

Il tributo è meritato per una società dal profilo basso, mai sopra le righe e sempre pronta a lavorare in silenzio, facendo gruppo e non alimentando le polemiche dei soliti affaristi del calcio.

Occorre celebrare i protagonisti come giusto che sia è l’artefice principale di questa cavalcata sul campo è sicuramente il tecnico Antonino Gargiulo cui va il merito di aver sempre creduto nel gruppo e di aver dato un gioco alla squadra che non è comune in queste categorie. Ha rischiato, ci ha creduto e alla fine ha raccolto i frutti di una lunga semina cominciata lo scorso campionato. Più forte delle polemiche, più testardo dei muri abbattuti contro l’ostracismo di una piazza che non ne ha metabolizzato il carattere spigoloso. Un angrese che vince alla guida dell’Angri fa notizia e Gargiulo entra di diritto nella storia del calcio doriano.

Vincere, però, non è impresa solitaria nello sport di squadra e così i meriti vanno ascritti a chi lavora dietro le quinte con serietà, professionalità, quasi a nascondersi dagli sguardi più innocenti. E’ la vittoria del segretario Daniele Bonifacio, competente, pacato e silenzioso. Lui salernitano ha sposato la causa grigio rossa quando il vento che spirava era di tempesta e oggi rappresenta la base solida della dirigenza.

Un battesimo migliore non poteva avere il team manager Salvatore La Mura che alla sua prima esperienza con i colori grigiorossi ha brindato alla vittoria portando in dote passione e un entusiasmo contagioso. E’ la vittoria dei magazzinieri, “i Pasquale”, Liguori e Garofalo, così operativi così diversi ma entrambi accomunati dalla voglia di essere di supporto ad un gruppo che li ritiene fondamentali nel quotidiano. La vittoria dei “Ruggiero”, Enzo e Salvatore, che hanno curato la comunicazione social e media con attenta professionalità. La conoscenza dell’ambiente arbitrale, la calma e la competenza di Carlo D’Antuono hanno fatto da tramite con la classe arbitrale che in queste categorie è spesso lasciata allo sbaraglio. E’ la vittoria degli uomini, dei calciatori che non hanno mai mollato la presa onorando al meglio quella maglia piena di gloria.

La vittoria ha tanti padri e magari ne dimentichiamo qualcuno, vogliate perdonarci, ma nessuno della dirigenza, della squadra si senta escluso da una cavalcata trionfale che ha avuto il merito di risvegliare dal torpore una città che avverte il bisogno di rialzarsi e di essere unita in nome di una coesione sociale smarrita negli ultimi dieci anni. (foto US Angri)

 

 

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