Movida senza controlli, esercenti attaccano l’amministrazione

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Via di Mezzo

 

Venerdì, tarda serata, un’ambulanza accosta nei pressi di via Di Mezzo. «Una ragazza è collassata», si bisbiglia tra la folla. Passa qualche minuto, poi l’argomento di conversazione cambia. Non fa più notizia l’idea che qualcuno esageri con l’alcool durante il fine-settimana. Non in quella zona almeno. Questa è l’opinione generale dei tanti giovani presenti. Sorseggiano birra riuniti in gruppi più o meno numerosi.
Chiacchierano del più e del meno, ridono, alzano la voce. La stessa scena si ripete ogni venerdì, identica, sotto i balconi dei residenti. Meno caotica, ma neanche troppo, il sabato e la domenica.
Cos’è diventata via Di Mezzo da qualche anno a questa parte? «Un luogo di socialità -secondo qualcuno dei giovani frequentatori del quartiere- l’unico luogo di socialità per l’esattezza. Se non ci fossero i commercianti -dice M.F.- noi giovani qui non avremmo nient’altro». Tutti d’accordo, i ragazzi, su quanto la nascita di una vera e propria movida abbia fatto del bene alla città. C’è chi arriva dai paesi limitrofi per godere dell’atmosfera che si crea in via Di Mezzo. È abatese M. D. Analizza l’ambiente con lucidità: «Questo è un punto di ritrovo, ed è positivo che ci sia. Il problema è che a una certa ora diventa un porcile. La gente lascia decine di bicchieri e di bottiglie in strada». Se da un lato è di inciviltà che si parla, dall’altro aleggia l’ombra dell’illegalità. A raccontarlo è una ragazza. Anche lei sceglie di restare anonima: «So per certo che qui si spaccia -riferisce- Erba e fumo sicuramente. Qualcuno dice che si venda anche altro».

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I ragazzi però non ci stanno a prendersi tutta la colpa del degrado. N.S. spiega: «I locali stessi non sembrano rispettare la legge. Mi riferisco a fiscalità, etica del lavoro e alla somministrazione di alcol a minorenni e a ubriachi». Anche V. N. frequenta il centro storico nel fine-settimana. Per lui quel luogo è diventato «la coniugazione di tutto ciò che ad Angri non funziona, ovvero la chiusura degli occhi da parte del Comune». Il giovane dà anche una sua motivazione: «Succede nel momento in cui il dio denaro riesce a vincere. Perché ormai via Di Mezzo è un polo d’attrazione unico nell’Agro nocerino-sarnese».

La noncuranza dell’amministrazione è riconosciuta anche dagli esercenti. Mimmo Esposito, titolare di Miez e Sounds, gestisce lì un’attività ormai da 11 anni. «Ho sempre proposto agli amministratori delle possibili migliorie -dice- ma con zero risultati. Poi sta anche a noi commercianti tutelare l’interno e l’esterno dei nostri locali per permettere agli avventori della movida di godere di quello spazio in maniera sana. Purtroppo non tutti fanno la loro parte». Pattuglie dei carabinieri, videosorveglianza. Sono queste le richieste che Esposito racconta di aver avanzato più volte restando inascoltato.

Intanto la delega alle politiche sociali è passata a Maria D’Aniello. L’assessora, dal momento dell’assunzione del suo incarico, ha subito fatto sapere di voler adottare una linea di interventi che incentivi il commercio.

«Quello per me deve restare un quartiere dedito alla movida», afferma riferendosi a via Di Mezzo. Oltre al necessario aumento dei controlli, ha in mente due possibili soluzioni: «Si potrebbe incentivare i residenti a vendere le loro abitazioni agli esercenti. In questo modo non ci sarebbe il problema della quiete pubblica e si potrebbe favorire ancora di più l’economia permettendo alle attività commerciali di occupare anche i piani superiori. Un’altra alternativa potrebbe essere insonorizzare le pareti, ma è costosa».
Tra i commercianti, i giovani e i politici il dibattito va avanti da anni. Le opinioni sono varie e le idee per migliorare la vivibilità della zona si sprecano. I residenti intanto hanno un’unica certezza: «Così di certo non si può continuare avanti».  Valentina Comiato (lacittà)

 

 

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