Il Comune vuole uscire dal Patto per l’Agro

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Stasera è in programma il prosieguo del consiglio comunale e all’ordine del giorno c’è un punto che fa giá molto discutere: l’approvazione della cessione delle quote della societá per azioni "Patto Territoriale dell’Agro S.p.A." detenute dall’amministrazione angrese. Sono tredici i comuni, soci del Patto, ovvero tutto l’Agro nocerino, quasi trecentomila abitanti, e Angri sarebbe la prima realtá territoriale a volersi staccare. 

Per il presidente del Patto, avvocato Generoso Baio, si tratta di un fulmine a ciel sereno. Inoltre Baio prima di tale decisione si aspettava un gesto di fair play, ovvero una comunicazione da parte del sindaco Mauri, invece è venuto a conoscenza della volontá dell’amministrazione angrese soltanto in seguito alla pubblicazione del citato ordine del giorno.

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«Ho saputo che nel consiglio comunale ad Angri si voterá la fuoriuscita del comune dalla societá da me rappresentata – ha spiegato Baio – si tratta di una cosa inaspettata, che in veritá mi ha meravigliato. Angri è un comune importante, ed è sempre stato ben rappresentato da questa societá, ha sempre avuto grossi benefici, come gli altri comuni. Spero che il sindaco possa rivedere questa decisione che mi sembra affrettata». 

Il presidente Baio, inoltre, spera che non si tratti di una scelta dettata da motivi di carattere personale. «Mi auguro che non si tratti di un fatto personale o politico – continua l’avvocato Baio – ma di una scelta amministrativa. Io spero che Mauri si possa ravvedere perché il Patto è una societá importante, un fiore all’occhiello dell’Agro». 

In attesa di scoprire le ragioni che hanno spinto l’amministrazione Mauri a proporre all’assise cittadina la cessione delle quote del Patto, il dirigente generale Giovanni De Angelis evidenzia l’importanza della societá, con uno sguardo giá rivolto alla programmazione 2014/2020, ed esprime perplessitá sulla fuoriuscita da parte di Angri. «Il Patto dell’Agro è nato per gestire progetti integrati complessi – afferma De Angelis – per lavorare sulla programmazione territoriale, e grazie alla coesione delle amministrazioni locali abbiamo ottenuto dei risultati. Le regole comunitarie, rispetto ai fondi, hanno alla base la territorialitá. Si tratta di uno strumento necessario affinché i comuni possano infrastrutturare il proprio territorio, per migliorarne le condizioni. Sembra un paradosso voler chiudere questi strumenti, per poi riavviare strumenti dello stesso tipo tra qualche mese. Sarebbe uno spettacolo davvero indecoroso». (m.p.i.)

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