I “dissidenti” non arretrano! Vacilla la maggioranza

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Maggioranza “dissenziente" in azione. Vacilla l’esecutivo presieduto dal primo cittadino Mauri alle prese anche con assessori discussi, finiti sotto il tiro incrociato dell’opinione pubblica e dei cittadini che non hanno chiara la visione post elettorale.

Si smaglia anche la trama ordita delle promesse. L’anno zero del Mauri I potrebbe essere già al capolino, urge un rimpasto per iniettare nuova credibilità ad un esecutivo nato “strano" e privo di pregnanze politiche. Se il dissenso si conta sul palmo di una mano, altri malumori echeggiano sempre dalla stessa maggioranza che ora rivendica, nel chiuso delle stanze del palazzo comunale, visibilità e determinazione nelle scelte.

Mauri deve ovviare. Potrebbero essere dimissionati alcuni assessori molto chiacchierati proprio in questo ultimo frangente: Peppe Mascolo, accusato di avere depauperato un patrimonio economico per rassegne a manifestazioni d’essai. Dito puntato anche su Gianfranco d’Antonio, il vice sindaco acquisto durante il secondo turno elettorale, completamente assente sulle grandi tematiche ambientali con la bomba Eco servizi che potrebbe presto esplodere. Mauri non fa mistero di avere posto alcune ineludibili condizioni:

Russo e Sorrentino sarebbero gli assessori intoccabili, a prescindere da tutto, mentre gli altri potrebbero essere tutti sommariamente avvicendati seguendo le indicazioni da “Manuale Cencelli" un’azione che si renderebbe indispensabile, e anche in modo celere, visto che dalla stessa maggioranza potrebbero arrivare alcune interessanti novità politiche che porrebbero Mauri di fronte ad un bivio, esattamente come lo fu tre anni fa per Gianpaolo Mazzola, che poi venne sfiduciato.

A Salerno si guarda con interesse, ma senza intervenire, a questo “affaire?angrese, che potrebbe riservare anche clamorosi risvolti, portando il palazzo di città sull’orlo del terzo commissariamento per l’ente comunale. In questo caso la maledizione post “Postiglione" continuerebbe a distanza di sei anni dall’ultimo sindacato stabile, durato ben nove anni.   luciano verdoliva

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