E’ morto il collega Gennardino Alfano

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La morte: strano evento. La cupa mietitrice non ha risparmiato nemmeno il solitario ma solare professore Gennardino Alfano, l’uomo che amava la gioventù e che se ne andato in punta di piedi, non creando altri disturbi al rumoroso mondo, che amava descrivere nei suoi articoli di politica, di costume e di varia umanità. I giornali sono come gli almanacchi, riportano parole scritte e incolonnate che devono necessariamente durare l’arco di un giorno.

Gennardino amava invece rendere vivo ogni rigo di quelle parole profondendo lo stesso amore che nutriva per i suoi piccoli alunni, che erano forse più amici che alunni. Ogni articolo somigliava ad un acquerello di parole. Gennardino seppe trasmettere lo stesso amore per il giornalismo alla sua primogenita Antonella, che oltre a regalargli due bei nipotini gli allargò immensamente l’orgoglio di essere approdata alla Rai dove conobbe e sposò Ettore Giovannelli, volto familiare per i trepidanti tifosi della rossa Ferrari. Un mondo che Gennardino incarnava. Gennardino amava i bolidi e le auto sportive.

Un giorno Gennardino mi raccontò le sue emozioni a contatto con quei bolidi che sfrecciavano a trecento orari, il rombo della Ferrari, l’odore della gomma degli pneumatici, del grasso dei motori e del coraggio. Sapeva descrivere con semplicità la vita, allevare con amore galline ovaiole e coltivare i buoni ortaggi della Nostra feconda terra, era buono, era il professore che amava fare il giornalista e dedicarsi alla grande passione per la terra. Ieri volgendo lo sguardo verso il cielo avrà pensato che forse c’era un necessario bisogno di un professore della “Scuola Media Opromolla”.

Forse lassù si sono ricordati delle sue grandi doti di organizzatore delle memorabili estati angresi dei primi anni novanta e hanno deciso di chiamarlo. Tutti vogliamo credere che il professore Alfano sia andato a compiere un’altra importante missione che lo renderà eterno nella memoria. Lieve voglia essere la terra caro professore. Luciano Verdoliva

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