Angri, la città ritrova i tesori rubati

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È tra le città più ricche di storia del Meridione e purtroppo anche la più saccheggiata dai predoni dell’arte. Chiese, monumenti, perfino strade per anni “rapinate” dei loro tesori che, complice ricettatori ed antiquari compiacenti, adornano oggi case e ville di collezionisti senza scrupoli. Anni bui quelli del post terremoto, inerme anche la neonata, all’epoca, soprintendenza costretta a fare i conti con la ricostruzione e a salvare il salvabile di paesi e borghi del Salernitano e dell’Avellinese ridotti a cumuli di macerie dal terribile sisma.

Gli inventari dei beni perduti o a rischio perdita si fa cospicuo, solo alla metà degli anni Novanta prende il via l’opera di confronto tra le opere catalogate e quelle disperse o trafugate. Ma il danno in gran parte è già avvenuto, una piaga che va a completare l’altra «vergogna», quella dei reperti archeologici abbandonati nei depositi ed avviati sulle rotte del «contrabbando» della storia. Poi l’inversione con la politica dei ritrovamenti che ha visto e vede in prima linea i nuclei speciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri.

Alle forze dell’ordine va ora l’omaggio del Comune di Angri che dedica loro una particolare vetrina nell’ambito della rassegna «Angri tra fede e storia», promossa dalle associazioni I Cavalieri del Giglio e Panacea con il contributo della locale Pro Loco e dell’Ente provinciale per il Turismo di Salerno. «L’iniziativa – spiega Stefano Vanacore, conservatore della Soprintendenza speciale di Napoli e Pompei e tra gli attivi protagonisti della kermesse che si svolgerà da domani a domenica – non vuole solo rievocare il passato, ma creare la premessa di una crescita delle coscienze sul principio del contrasto al fenomeno delle ruberie e della legalità».

Già. «Angri tra fede e storia» non sarà solo un evento spettacolare, corredato da visite guidate ai principali siti della città, ma una stimolante occasione di riflessione. Ospiti, infatti, della manifestazione saranno, domani, Massimo Rossi, comandante del gruppo di tutela del patrimonio archeologico della Guardia di Finanza, e, sabato, Carmine Elefante, comandante del nucleo di tutela beni culturali dei carabinieri. Ed è proprio l’Arma che ha restituito all’antico feudo dei Doria alcuni gioielli sottratti, appunto, negli anni Ottanta, molti dei quali provenienti dalla maestosa Collegiata di San Giovanni Battista con la facciata mozzafiato in bugnato, tra i capolavori in Europa dell’arte catalana.

A snocciolare l’elenco dei beni persi e ritrovati è un appassionato di storia dell’arte, Giancarlo Forino. Ufficiale dell’esercito, innamorato della sua terra, affianca con passione e tenacia l’opera della Soprintendenza, cercando le tracce dei tesori smarriti. Conserva foto, documenti, è l’alter ego, a livello di volontariato, di Giuseppe Muollo, responsabile per la soprintendenza del settore Catalogo e Furti.

Con commozione racconta i ritrovamenti attuati fino ad oggi: il seicentesco busto marmoreo della Collegiata raffigurante il Battesimo di Cristo trovato a Londra, due angeli in legno policromo del Settecento, sempre della trecentesca chiesa madre, rinvenuti in Sicilia, la tela settecentesca raffigurante la Madonna di Costantinopoli sottratta all’omonima chiesa.

Poi confida il recupero più straordinario: quello del prezioso Polittico del 1503, attribuito a Cristofaro Scacco, per ben due volte rubato nella chiesa di San Benedetto. Sarà la «provvidenza», visto che la Vergine che vi compare fu battezzata dal popolo col titolo di Madonna della Provvidenza. Tanti, però, sono i “pezzi” che mancano all’appello: edicole votive, statue, dipinti, perfino sedie. Forse le due giornate di studio saranno lo stimolo ad un «Chi l’ha visto?».  erminia pellecchia (fonte: IlMattino.it)

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