Praticare sport, tra le tante cose, fa bene alla salute, aiuta l’aggregazione, favorisce la socializzazione; e c’è solo l’imbarazzo della scelta tra calcio, basket, pallavolo, nuoto e tante altre discipline. Uno sport si sceglie dietro suggerimento di amici, o perché ci sono dei campioni che danno l’esempio, o magari è solo la moda del momento e ci si applica con conseguente impegno.
Ovviamente io qui non voglio parlare degli sport nella lista del CONI, tantomeno di quelli che nascono e muoiono secondo le mode; voglio accendere i riflettori sullo sport più diffuso a livello nazionale e particolarmente ad Angri: la critica. Per praticare questa disciplina non servono attrezzi, né abbigliamento o calzature particolari; non c’è un orario specifico né una stagione dell’anno più adatta di un’altra; non ha importanza l’età, lo stato d’animo, l’appartenenza sociale, il sesso o l’orientamento politico: criticare è uno sport trasversale, democratico, economico e capace di unire tutti universalmente. Infatti basta trovare un “obiettivo” comune e subito si creano legami, capannelli, gruppi di lavoro, tavoli di discussione, panchine sodali aperte a discussioni incentrate sulla “critica” con un solo obbligo ineludibile: la critica deve essere esclusivamente distruttiva e, ovviamente, fine a sé stessa.
E allora va bene criticare l’allenatore della nazionale, il sindaco e l’amministrazione di un paese, il datore di lavoro, il collega sbruffone o la collega mangia-uomini, il conoscente con la macchina bella ed anche il parente che non ci viene mai a trovare.
Tutto è ammesso. Ma quello che la fa da padrona è criticare senza avere cognizione di causa, solo per sentito dire, senza aver minimamente approfondito, restando ai “si dice”, “pare”, “sembrerebbe”; non c’è necessità di ulteriori informazioni, ognuno ci mette del suo e dalla “voce che grida nel deserto” si arriva facilmente a “voce di popolo voce di Dio”. Ultimo esempio in ordine di tempo è la cosiddetta “Angricultura 2026”: cinema, teatro, musica, solidarietà, un cartellone di eventi che non poteva non prestare il fianco ai criticoni patentati.
Ed ognuno si è sentito in diritto di dire la sua: “la musica è troppo alta”, “troppa gente non si vedeva niente”, “il sindaco che cena davanti alla chiesa pericolante”, “poco o nessuno spazio agli artisti angresi”, “gli eventi sempre nel centro città”.
Si sa ogni mondo è paese e criticare succede praticamente ovunque, di conseguenza stigmatizzare il comportamento degli angresi è un po’ come sparare sulla croce rossa, non me ne vogliate. Rimane forte l’auspicio di un cambiamento di rotta, di un raddrizzamento della barra verso obiettivi costruttivi. Quindi proviamo ad essere propositivi, non fermiamoci a dire che qualsiasi cosa fatta da altri non è cosa fatta bene. Scrisse Oscar Wilde: “Nel bene o nel male, purché se ne parli”, si vede che il celebre romanziere non è mai stato ad Angri!

