A cura di Carmine Lanzieri Battaglia
Nei giorni scorsi, grazie al nutrito calendario di eventi estivi promosso ed organizzato dal Comune di Angri, ho avuto modo di partecipare ad un momento decisamente particolare, che mi ha anche consentito di conoscere alcune realtà associative molto attive sul territorio, ma di cui non avevo mai avuto contezza.
Al netto di alcuni interventi prolissi, saccenti e decisamente fuori contesto, la serata è stata piacevole ed interessante, ravvivata dalla lettura di alcuni brani di libri scelti dal pubblico ed arricchita dalla presentazione di ogni associazione grazie agli interventi dei vari associati. Si parlava di libri. Libri da leggere, libri da guardare, libri da raccontare. Ognuna delle associazioni presenti, ha illustrato il suo modo particolare di “utilizzare” i libri.
Bellissime le forme di lettura per immagini dedicate particolarmente ai bambini nel tentativo di stimolarli per farli avvicinare a questo strano oggetto fatto di carta, cartone ed inchiostri vari. Ma io sono qui per raccontarvi di me e delle mie sensazioni di fronte alla proposta di un book club: scegliere un libro, leggerlo in un mese e poi parlarne, confrontarsi, descrivere le proprie reazioni. Io non ne sarei capace, deve essere, anzi sicuramente lo è, un mio limite.
Da ragazzo fumavo hashish e marijuana, come credo mille e mille altri ragazzi come me, frequentavo la “piazza” e certamente non disdegnavo di farlo in compagnia dei miei coetanei, ma adoravo farlo da solo. Mi apparteneva il rito della preparazione e poi mi piaceva scegliere la mia musica, osservando le mie cose, liberando i miei pensieri. E non condividevo mai le mie sensazioni.
Mai con nessuno. Lo stesso mi capita con i “miei” libri. Posso conversarne, farli cambiare di mano per una forma di diffusione, ma non darei mai in pasto ad una tavola rotonda le mie reazioni, le mie eventuali conclusioni, il mio tuffo nelle parole di un autore.
Leggere un libro per me è una forma di “autoerotismo “, conosco me stesso, il mio “punto G” e quello che mi piace e che mi fa sentire vivo. Le “orge” di idee non fanno per me. Io sono di quella razza che fagocita di tutto, e restituisce anche molto, ma il piacere intimo di una lettura da “godere “ io lo vivo solo in solitaria, come un velista, che si è perso per scelta tra i flutti di un qualsiasi oceano.

