Quando mi sorge il desiderio di scrivere su qualcosa, in genere mi faccio ispirare dal titolo. Lo piazzo davanti agli occhi e lo faccio circolare liberamente nei miei pensieri; le parole poi vengono fuori da sole (manco fossi Vasco). Anche stavolta è successa la stessa cosa, o quasi, perché l’argomento che vado a trattare si prestava ad essere anticipato da titoli di varia natura, tutti attinenti e tutti, adeguatamente lavorati, avrebbero portato allo stesso risultato. Ma poi ho preferito questo che apre il pezzo.
Ho già più volte sottolineato che non frequento da parecchio tempo i social, e di conseguenza non sento di persona “il polso” del popolo dei navigatori del web. Popolo che parla di tutto, ovviamente sa tutto, e decisamente ha la soluzione alternativa a tutti i problemi del paese, della nazione, del mondo. Però ho i miei informatori, amici e parenti che mi “condividono” schermate tratte dai vari luoghi digitali; leggo puntualmente le notizie che riguardano Angri e non solo; mi soffermo volentieri a parlare al supermercato, dal fruttivendolo, in farmacia e ovunque due o più persone fanno “politica” di strada; quindi posso dire di avere gli strumenti per potermi fare una mia opinione, che magari è di parte, ma è figlia dei miei pensieri e, in quanto tale, per me è la più bella di tutte.
Ho avuto il piacere, parecchi anni fa, di leggere un saggio di Francesco Alberoni, intitolato proprio “Innamoramento e Amore”. Ricordo con un pizzico di malinconica nostalgia, di averlo ordinato presso la cartolibreria D’Antonio in via Giudici e di aver cominciato a leggerlo mentre rientravo a casa, passo dopo passo, rigo dopo rigo.
Il sociologo affrontava con arguzia e competenza i due sentimenti, soffermandosi sul momento in cui si passa da uno stato all’altro. In questi giorni di dopo elezioni, ad Angri si respira proprio l’aria dell’innamoramento: tutto sembra andare per il verso giusto, gli eletti, sindaco in testa, appaiono come i salvatori della patria, qualsiasi cosa dicono di voler fare o che si accingono a fare, è giusta e condivisa da tutti. Se siete mai stati innamorati vi è semplice capire di cosa sto parlando.
Il passato viene lasciato alle spalle ed è tutto da dimenticare, perché il nuovo “amore” ci prende completamente e l’orizzonte appare roseo e a portata di mano. Ma quanto durerà questo stato di grazia? Perché da un momento all’altro anche ad Angri si passerà dall’innamoramento all’amore: le promesse dovranno tramutarsi in fatti, le belle parole, i progetti, le mirabolanti prese di posizione, dovranno necessariamente portare da qualche parte, dare frutto e dimostrare che è amore vero, appassionato, sincero e duraturo.
Sapranno i nostri eroi (consiglio comunale e giunta, con il sindaco in primis) dimostrare di essere dei “teneri amanti”? Sapranno essere fedeli nella buona e nella cattiva sorte finché nuove elezioni non avranno luogo? Confesso che dopo tanti anni non ricordo più le conclusioni di Francesco Alberoni nel suo citato libro, mi riprometto di ritrovarlo e di rileggerlo, non fosse altro che per accostare il suo pensiero con quello che può e potrebbe succedere ad Angri.
Magari ne parlerò in un futuro pezzo, oppure tutte queste parole svaniranno, assorbite, digerite e rifiutate nei meandri di quei mostri chiamati “data center” e dove nessuno strumento di “intelligenza artificiale” saprà ritrovarle ed utilizzarle per dare una risposta ad un “prompt” di dubbia attinenza.

