Siete mai passati per via Stabia un qualunque sabato pomeriggio verso le due? Oppure avete mai organizzato una festa, magari di compleanno, a casa vostra? Avete mai notato un campo coltivato dopo che hanno raccolto ad esempio l’insalata? L’immagine che resta impressa negli occhi è sempre la stessa: sembra che ci sia stata una battaglia e quel che “resta sul terreno” sono i rifiuti, ciò che non si è potuto utilizzare, quello che non serve più.
Un po’ come in questi giorni di dopo elezioni. Di quel fuoco che ha alimentato le discussioni, le accanite prese di posizione, gli attacchi senza freno e le accorate difese, non resta quasi nulla. Qualche manifesto strappato ma ancora pervicacemente attaccato ai tabelloni stradali, qualche “fac-simile” o “santino” elettorale, lasciato sotto il tergicristallo di una macchina poco usata, o addirittura “dimenticata” in un parcheggio non a pagamento. Lo sguardo smarrito di chi ha creduto fortemente in un’idea che non è stata suffragata dal conteggio dei voti oppure gli occhi pregni di soddisfazione di chi ha raccolto i frutti del suo impegno durante la campagna elettorale.
Ma pian piano ognuno di questi “segnali” di fine competizione, sparirà agli occhi e si perderà nel labirinto dei pensieri quotidiani; perché ognuno di noi ha una sua normalità da affrontare giorno dopo giorno; ognuno di noi ha una sua problematica da risolvere giorno dopo giorno; ognuno di noi ha una vita da vivere giorno dopo giorno. Ecco, quel che resta dopo una campagna elettorale e che non tutti, purtroppo, riescono a vedere, è la nostra vita.
Una vita fatta di piccole commissioni quotidiane, di gimcane tra le trappole della burocrazia, di corse ad ostacoli tra le bollette da pagare ed i progetti per il futuro. Una vita importante, che è la nostra, e tante vite che ci sono quasi indifferenti, e sono quelle di tutti gli altri. Questo resta e, sfido ad essere smentito, non è certamente una vita diversa da quella vissuta fino al giorno prima del ballottaggio e della proclamazione del nuovo sindaco e della nuova amministrazione locale.
E allora mi chiedo: cosa spinge tanta gente a stravolgere, per alcune settimane, la propria vita pur di suffragare le idee, le proposte, i progetti di persone che “il giorno dopo” forse neanche si ricorderanno di loro? Sarà la speranza che qualcosa possa cambiare? Saranno le aspettative legate ad un mondo migliore e quindi più vivibile? Sarà magari l’attesa di una ricompensa? Io personalmente me lo chiedo ogni volta ma non ho mai trovato una risposta in grado di soddisfare tutte le domande. Come sempre ci affidiamo a persone che hanno promesso di cambiare il nostro mondo e che magari alla fine saranno state capaci solo di cambiare le loro vite o quelle dei loro più stretti sostenitori, forse.
A noi resta la nostra vita e, per quel poco che possa valere agli occhi degli altri, è per noi il bene più prezioso. Io mi sono riproposto di non sprecarla, di “sfruttarla” fino in fondo, di dedicarne un pezzo agli altri, ma di tenere un boccone per me, da gustare da solo al fresco della sera o in compagnia di chi sa farmi compagnia. Tutto il resto? Lo lascio agli altri, e scusate se è poco.

