Rubrica a cura di Carmine Lanzieri Battaglia
Ormai ci siamo! È cominciata l’ennesima campagna elettorale e, se un tempo (ormai quasi dimenticato) si lanciavano proclami dai palchi nelle piazze, ora ci si affida esclusivamente ai social (e sto scoprendo l’acqua calda!). Se una volta le tipografie aspettavano con ansia la ricca “messe” derivante dalla realizzazione dei cosiddetti “santini elettorali”, oggi si fa molto più in fretta: si apre una app di messaggistica e si spargono a piene mani promo elettorali con annessa foto (chat GPT è molto capace e rende tutti belli e credibili) e relativo slogan ad effetto.
Ora che ci penso, anche i calzolai piangono miseria, visto che nel tempo che fu i candidati consumavano le suole delle scarpe, visitando di persona ogni singola casa del proprio quartiere e, tra conoscenti, amici e parenti, “smerciavano” sorrisi e promesse elettorali, come i confetti all’anice distribuiti dal monaco di Betlemme in pellegrinaggio.
Quindi, in questi giorni cominciano ad arrivare questi “inviti al voto” pregni di appassionata verve; ovviamente ne sto ricevendo anche io e, puntualmente, rispondo a tutti allo stesso modo: “Io sono ancora celibe!”.
Parliamoci chiaro, se uno non vuole spendere (leggi “sprecare”) la propria preferenza seguendo alberi genealogici familiari, oppure rivangando vecchi cameratismi dei tempi del liceo, o meglio ancora riesumando conoscenze cementate nel tempo grazie a notti passate a guardare le stelle dalla “piazzetta della vergogna”, allora è meglio rimboccarsi le maniche, raffreddare i bollori delle scelte di pancia e di cuore, ed affidarsi al caro e vecchio cervello.
E allora io, come si faceva anticamente, passeggio per il corso come una bella ragazza in attesa del corteggiatore che mi riempia di complimenti; ma non sarà facile conquistarmi per impalmarmi finché “sfiducia” o “fine mandato” non ci separi: io voglio che il mio candidato abbia le mani callose di chi conosce il lavoro di amministratore, lo sguardo profondo di chi guarda oltre l’orizzonte del proprio paese, il cuore forte di chi non ha paura di diventare impopolare, il sedere sodo chi non teme i calci nel culo da parte dei suoi sostenitori disillusi.
Non sarà facile lo so, ma credetemi, mai come stavolta sono disposto a rimanere “celibe” se non troverò il marito o la moglie su misura per me; e nessuno se ne abbia a male se posso apparire schizzinosamente retrò. Io so anche che oggi la politica e l’amministrazione locale non hanno più il sapore ed il profumo delle belle pagnotte, impastate, lievitate e cotte con i tempi giusti, con la giusta energia ed esperienza.
Si fa presto oggigiorno a comprare le “baguette” al supermercato dove all’apparenza sembrano così grandi, così friabili, così ben cotte e saporite, salvo rivelarsi poi null’altro che un pezzo di impasto preparato chissà dove, chissà da chi, chissà come e con quali ingredienti, ed infornato al momento, così da sembrare ciò che assolutamente non è e non può essere.
Anche stavolta sono uscito fuori tema, non me ne voglia la mia, mai abbastanza rimpianta, professoressa di italiano, lei sì che sapeva come “svegliarmi” dal sonno. Beh, se oggi fosse candidata, con tutte le sue competenze ed il bagaglio umano e culturale, io la sposerei, giuro.

