Rubrica a cura di Carmine Lanzieri Battaglia
Mi rendo conto che non molte persone potranno verificare questa teoria, quindi dovrete fidarvi delle mie parole.
In ogni orto, piccolo o grande che sia, verso la fine dell’autunno si seminano i piselli, per poterli poi raccogliere in primavera. Si scava, sul terreno zappato di fresco, un solco poco profondo e piuttosto stretto dove i semi vengono sparsi in abbondanza. Io nel mio orto preparo almeno due solchi che daranno vita ad altrettanti filari una volta che le piantine saranno sviluppate. Quando arriva il momento si procede su una “facciata del filare” e si raccolgono i baccelli gonfi di piselli; poi ci si sposta sull’altra facciata e si ripete l’operazione. Così sembra tutto concluso ma, se si procede tra i filari in senso inverso, succede che appaiono come per incanto tanti altri baccelli che al primo passaggio non erano stati notati. Forse nascosti dalle foglie, magari perché la luce li colpiva in modo diverso, o semplicemente perché gli occhi, abituati al verde del fogliame, li classificava come vegetazione.
Questa “apparente cecità” sembra strana, ma tanto strana non è, del resto se riportiamo questa esperienza nella vita quotidiana, ci possiamo facilmente rendere conto che succede praticamente sempre. Infatti, avete notato quante volte capita che ci ritroviamo a cambiare idea su di un fatto, una persona, un’esperienza? Perché accade? Perché, grazie alla nostra curiosità, alla voglia di capire chi ci sta di fronte, al desiderio di progredire, modifichiamo il nostro punto di vista: in pratica “raccogliamo piselli” sulla facciata del filare facendo il percorso al contrario.
Seduto sul muretto del “fonte per irrigare”, a debita distanza dalla strada, dalle case, praticamente dal mondo, giorni fa mi sono ritrovato a ragionare di uomini politici desiderosi di amministrare il nostro paese. Davanti a me i filari dei piselli, brillavano al sole e le foglie stormivano, scosse dalla leggera brezza primaverile. Ed io mi sono messo a “raccogliere baccelli” prima da un lato e poi dall’altro e poi ancora ma in senso inverso. Cosi mi è capitato di incontrare “tra le foglie” tutti i candidati alla carica di sindaco di Angri che man mano stanno svelando le loro intenzioni.
Ne voglio parlare con voi senza fare nomi, a mente aperta.
Ormai il “bouquet” dei candidati è bello ricco e variegato, e spazia sull’orizzonte toccando varie componenti della società civile. Gli imprenditori, cioè quelli che hanno costruito un impero ed hanno una voglia matta di mettere le loro capacità imprenditoriali, a disposizione del proprio paese; i professionisti, quelli che sanno fare di conto e già hanno tirato le somme delle prossime consultazioni elettorali, gli amministratori navigati dalla schiena dritta ed intenzionati a non piegarsi alle dinamiche della moderna gestione della cosa pubblica; le esponenti del gentil sesso ricche dell’esperienza maturata in consiglio comunale; fino ad arrivare ai barricaderi pronti ad afferrare la barra di navigazione controcorrente.
Così si sono presentati all’elettorato, ovviamente hanno infarcito i loro proclami con promesse di progetti da realizzare, di ritorno alla normalità, di arricchimento culturale e di sicurezza da garantire. Questo va bene se ci si limita a scorrere lungo il “filare dei piselli” in un solo senso, ma, se spostiamo il nostro sguardo e aggiustiamo il nostro punto di vista, succede che una realtà comoda si trasforma in un possibile e ricorrente errore di valutazione. E quindi, l’imprenditore si rivela per uno che, berlusconianamente, vuole scendere in campo per difendere i suoi interessi economici personali; il professionista è veramente sicuro dei suoi conti? Si è consultato anche con l’oste? Magari alla fine ci presenterà il conto con mancia a parte; l’amministratore navigato probabilmente è destinato ad offrire il fianco a chi lo ha già ripudiato una, due, mille volte; la gentildonna sembra solo essere un gonfalone da mostrare, la copia angrese di un esperimento rivelatosi vincente altrove; ed il barricadiero? Solo uno contro tutti e contro tutto, pronto ad immolarsi per difendere un pensiero sovversivo, capace solo di attirare le attenzioni di chi sogna un mondo migliore, ma è incapace di restare con i piedi per terra.
Chi sono io per potermi esprimere così? Sono semplicemente uno che guarda i piselli, in attesa di mangiarne di gusto, dopo averli seminati, accuditi, irrigati, concimati, raccolti e poi cucinati. Uno che è consapevole che in tutte le cose, anche le più saporite da mangiare (come appunto i piselli), c’è bisogno di equilibrio e moderazione, per evitare un possibile e fastidiosissimo, mal di pancia.

