Caso “Parentopoli-Soget”, l’ombra della magistratura

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«Mi stanno infangato. A questo punto adirò le vie legali». Questa la replica del sindaco di Angri, Pasquale Mauri, dopo le accuse del capogruppo consiliare del Pdl Antonio Squillante. Nessun segnale invece dal segretario cittadino dell’Udc, Raffaele Alfano. All’indomani delle accuse, Antonio Squillante del Pdl incalza.

«Non avendo avuto risposte dal primo cittadino – dice – mi recherò dai carabinieri per verificare la veridicità dei documenti che sono stati inviati a me e altri cittadini. Avevamo l’obbligo morale di fare luce sulla vicenda, perché i consiglieri comunali hanno una funzione di controllo sull’azione amministrativa, e politicamente possiamo denunciare questo fatto».

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Tuttavia si precisa, che nelle prossime ore, anche Mauri potrebbe decidere di uscire allo scoperto, e di rigettare tutto, per parlare, quindi, di un falso. Il leader del centrodestra doriano aveva puntato il dito contro l’inopportunità di un qualsiasi rapporto di lavoro tra il figlio di Mauri e la Soget s.p.a., ovvero la società che si occupa dell’accertamento dell’evasione dei tributi. Sul punto prende posizione anche Cosimo Ferraioli, capogruppo del Pd.

«Mauri è il “Berlusconi” di Angri, -dice Ferraioli- Il sindaco deve fare chiarezza, ed è nel suo interesse farlo, soprattutto per la tutela del figlio. Se il documento è vero allora Mauri ha mentito dicendo che il figlio, senza che nessuno gli chiedesse nulla, aveva fatto uno stage: ma non si può confondere uno stage con un lavoro a tempo pieno. Se il documento è falso, resta il conflitto di interessi, perché è troppo strano che il figlio abbia fatto lo stage, proprio per la società che lavora per il comune. Non punto il dito contro l’illegalità, questo è lavoro dei giudici, faccio il politico e lo attacco sulla questione politica e morale».

Più morbidi gli Indipendenti per Angri. «Non abbiamo nessuna certezza, -afferma il consigliere Emilio Testa- non abbiamo visto i documenti e non sappiamo neanche se sono veri. Se è stato commesso quel tipo di abuso allora tutta la vicenda è da condannare». Insomma, una brutta storia dagli esiti incerti. Maria Paola Iovino

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