Riscuotevano le pensioni dei morti, dieci sequestri

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Beni mobili e immobili, conti correnti e valori nel mirino dei carabinieri della polizia giudiziaria: sono dieci i sequestri per equivalente eseguiti dai militari della procura di Nocera Inferiore nei confronti di alcuni degli indagati nella maxinchiesta sulle pensioni ai deceduti. Il lavoro degli inquirenti riguarda trecento casi, più di 130 persone indagate, cifre enormi frodate all’Inps e alcuni sequestri di beni patrimoniali e immobili, come pertinenze, piccoli fabbricati e auto. 

L’attivitá investigativa nata circa un anno fa riguarda le pensioni percepite da familiari di defunti, con il coordinamento del sostituto Roberto Lenza e del procuratore capo Gianfranco Izzo, mentre le operazioni sul territorio sono guidate dal luogotenente Massimo Santaniello. Gli ultimi sequestri riguardano Cava, Angri, Pagani e Sant’Egidio.

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Tra i casi esaminati e ricostruiti c’è l’episodio di una coppia che avrebbe percepito 100mila euro di pensione dall’Inps, col congiunto deceduto da anni, persone che hanno percepito pensioni dei defunti fino ad accumulare 55mila euro e 40mila euro. 

Il filone investigativo è nato da cinque persone che continuavano a percepire la pensione dei parenti defunti, mediante semplice sottoscrizione di modulo all’ufficio postale per attestare l’esistenza in vita e consentire con una firmetta la riscossione per delega. L’Inps in tal senso non aveva mai fatto controlli incrociati, col raggiro proseguito indisturbato grazie alle riscossioni effettuate in uffici postali diversi da quelli della cittá di residenza dei beneficiari.

La truffa è andata avanti per anni, con importi mensili modesti, 600-800 euro, in grado comunque di costituire piccoli pezzi di un gigantesco buco economico messo insieme illecitamente. 

Quando i primi cinque scoperti hanno patteggiato la pena l’Inps è rimasto fuori dalla costituzione di parte civile per il risarcimento del danno, ma ha iniziato un primissimo screening a campione dopo aver inviato atti alla procura. Gli investigatori hanno avviato una prova a campione su ultra ottantenni dell’Agro, individuando 250 persone morte anche da dieci anni, eppure ancora raggiunti da erogazione pensionistica.

Poi l’Inps ha inviato alla procura le deleghe e i ratei corrisposti ai 250 morti per quantificare la cifra incassata dai parenti, con successiva comunicazione all’ufficio centrale delle poste per ottenere la copia del bollettino firmato dal delegato e capire che fossero i parenti che avevano effettivamente intascato le pensioni dei parenti.

Tali bollettini sono disponibili solo per gli ultimi cinque anni: vuol dire che l’ammanco è di gran lunga inferiore a quello reale, con la cancellazione documentale dei precedenti raggiri. L’accusa fondante è il falso, con morti in pensione irraggiungibili dalla giustizia nei casi antecedenti al 2006.  Alfonso T. Guerritore

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