Resta in prognosi riservata il giovane caduto dall’impalcatura

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È sempre in prognosi riservata ed è ricoverato da ieri in sala di rianimazione Mario D'Aniello, l'operaio 19enne di Sant'Egidio del Monte Albino caduto giovedì pomeriggio da un'impalcatura mentre stava spicconando il bordo di un balcone, al primo piano di un condominio al civico 72 di corso Vittorio Emanuele. I medici dell'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, dove l'operaio è stato trasportato subito dopo l'incidente, hanno dovuto sottoporlo nella giornata di ieri ad un intervento chirurgico per l'asportazione della milza. Il giovane è vigile, respira autonomamente, ma le sue condizioni destano comunque preoccupazioni.

C'è, infatti, il sospetto di un problema al polmone che potrebbe essere stato causato dalle fratture costali multiple provocate dalla violenta caduta. Dai primi accertamenti era già emerso un pneumotorace, ovvero un accumulo di aria all'interno del torace, tra il polmone e la parete toracica interiore, che rischia di far collassare il polmone stesso. Una complicanza, dicono i medici, che è tipica conseguenza di un evento traumatico.

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Mario D'Aniello è precipitato da un'impalcatura priva di barre laterali e frontali di protezione e senza passerelle antinfortunistiche, agganciata con sostegni in metallo al balcone di un appartamento al primo piano del condominio di Corso Vittorio Emanuele. Le lunghe pedane in legno allineate alla meglio, che sorreggevano l'operaio impegnato a spicconare privo di elmetto di protezione ed imbracatura, ad un certo punto hanno ceduto facendo precipitare verso il basso il 19enne.

Il corpo del giovane è stato trattenuto per qualche secondo dal ramo di un albero che costeggia la strada proprio in quel punto, prima di schiantarsi al suolo. Ora si cerca di ricostruire esattamente i fatti, soprattutto per l'esatta attribuzione delle responsabilità.

Al momento risultano denunciati sia l'amministratore del condominio di corso Vittorio Emanuele, sia il figlio del titolare della ditta edile di Angri che sarebbe stata incaricata di eseguire i lavori di spicconamento di quella parte del fabbricato. Il condizionale è d'obbligo dal momento che i carabinieri della stazione di Angri stano cercando di capire, non senza difficoltà, per conto di chi il giovane operaio stesse di fatto eseguendo i lavori al primo piano dello stabile. In un primo momento i militari avevano individuato la ditta edile di Angri, il cui titolare avrebbe però negato di aver ricevuto commissioni per quei lavori.

Allora il figlio di quest'ultimo, presente sul posto quando il giovane è caduto dall'impalcatura, avrebbe riferito che quei lavori li stava seguendo in piena autonomia dall'impresa del padre.

Un dato è certo: i lavori che l'operaio stava eseguendo non erano stati autorizzati, così come ha confermato ai carabinieri subito dopo l'incidente il responsabile dell'Uoc "Urbanistica" del Comune di Angri il quale, ieri pomeriggio, ha dato disposizioni per la messa in sicurezza del marciapiede di corso Vittorio Emanuele, nel punto in cui Mario D'Aniello è caduto.  daniela faella

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