Angriattiva: “a chi serve il tempo pieno fatto così?”

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Da un po’ di tempo andiamo ripetendo che la svolta sullo spinoso tema della scuola e dei tagli si avrà quando scenderanno in campo pesantemente i genitori e gli studenti. La realtà è che l’aumento delle classi, propagandato dal Ministero dell’Istruzione, non corrisponde ad un aumento dei posti.

Si utilizzano gli scampoli orari, laddove è possibile, per costruire un tempo scuola a 40 ore che nulla a che fare con il modello organizzativo e didattico del “tempo pieno”, quindi cannibalizzando le poche risorse interne a ciascuna scuola. Tutto ciò non sarà possibile a lungo. Infatti già quest’anno per effetto dell’attribuzione degli organici nelle prime classi a 27 ore e della scomparsa delle compresenze, la coperta si è rivelata troppo corta, rispetto alle richieste delle famiglie. Fatta questa premessa: a chi serve il “tempo pieno” fatto così?

Queste due parole, “tempo” e “pieno”, messe insieme, sono state per anni , sia per gli insegnanti sia per i genitori, rassicuranti. Sembra che questo tempo sia pieno di tutto e faccia la felicità dei ragazzi. Sembra possa dare: istruzione, educazione, formazione, serenità, tutela dalla strada, dalla tv. Insomma una panacea. Analizzando con attenzione, forse pochi, o solo “gli addetti ai lavori”, sanno com’è organizzato questo tempo e la poca utilità che ha per gli alunni. Mentre ne ha sicuramente per gli insegnanti, i quali hanno il grande vantaggio di un tempo dilatato, con un giorno libero in più a settimana.

E’ invece opportuno fare un po’ di chiarezza sul presunto tempo pieno nella nostra scuola elementare 1° Circolo Alfonso Maria Fusco di Angri. Vediamo nello specifico il funzionamento del tempo pieno (per noi trattasi di rientro pomeridiano): si entra alle 8.30 e si esce per tre giorni alle 13,30 il martedì alle 15.30, e il giovedì alle 16,30 anche qui si è cercato di accontentare i docenti e non si è fatto niente per non creare disaggi ai genitori bastava che l’uscita fosse alle 16,00 per tutti e due i giorni. Si perdono circa un’ mezz’ora di lezione, per prepararsi al pranzo, (se tutto va bene).

Il pranzo dura un’ora, la ricreazione del mattino circa mezz’ora, e quindi si perdono circa 2 ore, a discrezione del buon senso dell’insegnante. In tutto sei ore di lezione effettive. Poiché di lezione si tratta. Infatti, nella mattina, c’è un insegnante che dovrebbe curare un’area, ad esempio logico matematica, che può comprendere matematica, scienze, geografia, informatica, musica; nel pomeriggio, l’area linguistica, che comprende italiano,storia, educazione all’immagine, educazione motoria. Poi c’è religione e inglese. Tutte le diverse materie insieme alla religione e all’inglese possono essere divise a discrezione degli insegnanti tra di loro. Tutte queste materie, sono quindi insegnate e gli alunni ascoltano, apprendono?

Pertanto, anche se la scuola, cosa che non dovrebbe essere, potesse sostituire: la famiglia, la baby sitter, la televisione, la strada; neanche in questi casi il tempo pieno così com’è servirebbe. Allora avrebbe più senso una scuola, dove la mattina dalle 8.30 alle 13.30 s’insegna e il pomeriggio si potrebbe occupare con sport, giochi e laboratori artistici. In questo modo si avrebbe un vero tempo pieno, dove sarebbe possibile realizzare l’istruzione e la formazione dei ragazzi che avrebbero in questi spazi di scuola, lavoro e studio, anche la reale possibilità di conoscersi e imparare a collaborare studiare e giocare insieme. In tal caso ne beneficerebbero tutti ma soprattutto le fasce più deboli.

Ma per fare ciò serve più personale, in primo luogo una compresenza durante il pasto che deve risultare un grande momento di vera democrazia e di ulteriore conoscenza tra gli alunni e non un momento di stress, il senso reale del Tempo Pieno con la maiuscola è questo: quello da un lato dare più formazione agli alunni e dal’altro recuperare occupazione.

Fatta questa scelta, dal Consiglio d’Istituto ed avallata da un non-regolare sondaggio da parte dei genitori di mascherare questi due rientri pomeridiani, solo per far comodo agli insegnati e assolutamente a discapito degli alunni e dei genitori.

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