Bollette acqua, D’Ambrosio scrive al Sindaco: “annulla la delibera del Commissario!”

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Servizio di Francesco Rossi  –  “Sindaco, annulla la delibera del Commissario di adeguamento del canone minimo garantito per il pagamento degli anni pregressi dell’acqua!”. La richiesta è stata protocollata al Comune di Angri da Antonio D’Ambrosio, ex presidente del Co.S.Sa. P. (Comitato Spontaneo di salute pubblica), ed è destinata a sollevare una questione di grossa rilevanza, inerente le bollette dell’acqua che vanno dal 2000 al maggio 2004 che coinvolge più di 7mila famiglie locali, per complessive 14mila e passa bollette già arrivate o in arrivo nella case degli angresi. “Chiedo al Sindaco Pasquale Mauri di annullare l’invio delle bollette –spiega D’Ambrosio- in quanto sia per gli anni 2000-2001, quando si paga per le civili abitazioni per 72 metri cubi a persona, che per gli anni 2002, 2003 e 2004 fino a maggio, quando il Commissario Straordinario del Comune ha deliberato l’adeguamento dai 18,25 metri cubi già pagati dalla cittadinanza a 72 mc, si parla di un consumo idrico pari al minimo contrattuale garantito corrispondente, che non figura sui contratti sottoscritti dagli utenti angresi col Comune di Angri”.

Nel mirino di D’Ambrosio, anche la circostanza che “una sentenza del Consiglio di Stato del 9 settembre 2008, la numero 4301, statuisce che la delibera che approva il regime tariffario ha natura di atto amministrativo di regola irretroattivo”, ed approfondisce la questione con alcune questioni di natura giuridica. Con la delibera commissariale numero 69 del 2010, è stata di fatto revocata la delibera di Giunta numero 79 del 9 aprile 2006, che sospendeva la riscossione dei ruoli 2000 e 2001, riprendendo la delibera commissariale numero 68 del 2010, con la quale il Commissario Prefettizio, Bruno Pezzuto, ha quantificato in 72 metri cubi il cosiddetto “minimo contrattuale garantito corrispondente”, già finito all’attenzione di numerosi legali angresi, pronti a “scendere” nuovamente in campo contro questa disposizione comunale. “Questa delibera numero 68 –sottolinea l’ex presidente del disciolto Co.S.Sa.P.- stabilisce di accorpare il criterio del consumo pro capite nella misura di 72 metri cubi, già definito e sospeso a causa (si legge nella delibera in oggetto) di un vasto ed onerosissimo contenzioso che ha visto quasi sempre il Comune di Angri soccombente.

Ciò in quanto l’autorità giudiziaria ha statuito che, in mancanza di specifiche misurazioni del consumo e nell’impossibilità di applicare il minimo contrattuale determinato dall’Ente (72 mc pro capite) occorresse adottare quale criterio di determinazione quello del consumo pro capite dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di 18,25 mc”.

Con quest’ultima delibera, insomma, per gli angresi viene uniformato il consumo per gli anni dal 2000 a maggio 2004 (quando la gestione è passata alla Gori) in 72 metri cubi a persona, con il risultato che anche le migliaia di utenti che nel corso degli anni hanno pagato la bolletta secondo il consumo fissato dal Comune a 18,25 metri cubi, dovranno adeguare il pagamento a 72 metri cubi, pagando la differenza con le bollette in arrivo.

A margine di tutto, “la delibera numero 68 –prosegue D’Ambrosio- motiva la richiesta di applicare la tariffa di 72 mc sulla base di un parere legale facendo riferimento ad una sentenza della Cassazione, la numero 9670 del 2009, e ad una delibera consiliare, la numero 62 del 1997.

In sostanza, su tale richiesta il Comune di Angri ammette che, in mancanza assoluta di lettura dei consumi ai contatori installati, la pretesa del pagamento consiste in un consumo a forfait, senza alcuna verifica del corrispettivo realmente o se realmente consumato, ma basato su metodo presuntivo senza prova”.

Alla luce di tali considerazioni, D’Ambrosio chiede al Sindaco, alla Giunta ed al consiglio comunale “una soluzione definitiva onde evitare nuovi contenziosi (già migliaia quelli degli anni scorsi, ndr) che potrebbero abbattersi sul Comune”, augurandosi di non dover ricorrere, come in passato, “di nuovo al Presidente della Repubblica con un ricorso straordinario”.

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