Sono decine, infatti, le azioni di annullamento d’ufficio da parte di Palazzo di Città. La scelta di agire in autotutela è finalizzata ad evitare lo scontro presso le aule del Giudice di pace tra utenti e amministrazione. Infatti, molti di coloro che stanno beneficiando del provvedimento amministrativo hanno anche iniziato l’iter giudiziario.
Come stabilito dalla legge il canone per la somministrazione dell’acqua potabile è un corrispettivo periodico assoggettato alla prescrizione quinquennale, in mancanza di un atto interruttivo della stessa emanato e fatto recapitare dal soggetto creditore.
In sostanza i canoni del 2002 sono prescritti, quindi non più esigibili, per la qual cosa i ricorsi potrebbero essere facilmente accolti. Infatti, l’ultimo termine utile per incassare il credito vantato era il 2007. Da allora sono passati altri sei anni.
Da qui la mutata decisione dell’Ente tesa ad un annullamento delle richieste compiute con lo scopo di raggiungere un doppio obiettivo: evitare un probabile mancato incasso, che il pagamento delle spese di rito in caso di accoglimento dei ricorsi prodotti dagli utenti.
È scritto nei provvedimenti emessi dal settore programmazione e risorse che «nellemore della notificazione dell’atto è intervenuta la prescrizione del credito come da avvisi di ricevimento agli atti dell’ufficio».
Una formula utilizzata per decine di situazioni riguardanti i canoni relativi a più di dieci anni fa e che ammette definitivamente la prescrizione del credito vantato. Una vicenda complessa quella della fatturazione dell’acqua che si trascina da almeno un quindicennio. Si tratta nella maggior parte dei casi di importi non più certi e sicuri che vanno anche ad incidere sulla potenziali entrate previste in bilancio. Residui attivi da stralciare. L’amministrazione intendeva recuperare il denaro chiudendo con le pendenza passate prima del subentro della Gori. Pippo Della Corte
