Approvato il regolamento condominiale tipo per la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica di proprietà comunale ad Angri, ma gli assegnatari ancora non hanno preso possesso delle abitazioni. Com’era prevedibile, si è alzato un polverone di polemiche. «Parlano già del regolamento – dice la signora Carmela, sintetizzando il pensiero degli altri assegnatari – ancora dobbiamo entrare nelle case e già litigano su come farci pagare i soldi del condominio? Aspettiamo le case da tanti anni, ancora non entriamo, e già parlano di tariffe». Le proteste sono esplose durante la seduta del consiglio comunale e gli assegnatari si
sono tranquillizati solo grazie all’intervento del giovane assessore alla casa, Vincenzo Ferrara, che è riuscito a far comprendere le buoni intenzioni dell’amministrazione.
«Questo è un regolamento che viene adottato dall’istituto autonomo case popolari – ha spiegato il sindaco Pasquale Mauri che ha chiesto ai suoi uomini di approvare il regolamento così come è stato proposto e di rimandare le tante proposte e idee alle prossime settimane – che rientra nella stessa casistica del comune di Angri in quanto è anche proprietario degli alloggi. Fra pochi giorni saranno assegnati questi appartamenti e man mano che nasceranno i problemi, avremo la capacità di apportare le giuste modifiche».
L’appello di Mauri è stato accolto, anche se ora in molti si aspettano che vengano accolte le proposte per migliorare e, soprattutto, contestualizzare detto regolamento. Del resto, al di là della comprensibile agitazione, l’approvazione del citato regolamento non è stata agevole: difatti sia dalla maggioranza che dall’opposizione sono giunte molte proposte integrative e migliorative del documento. In particolare, sul punto, molte proposte sono state elaborate dal consigliere Pasquale Annarumma, e quella che ha riscosso maggiore interesse è quella relativa al canone fitto:
«All’interno del regolamento è prevista una clausola in base alla quale gli assegnatari dovranno consegnare il proprio reddito ogni anno, per determinare ciò che dovranno pagare – dice il consigliere – io penso che questa sia una cosa sbagliata, oggi viviamo in un mondo tecnologico e pertanto chiedere a chi deve pagare quale sia il proprio reddito è sbagliato, lo può fare benissimo l’ente». In buona sostanza, secondo Annarumma, l’amministrazione comunale, essendo a conoscenza di quale sia il nucleo familiare che occupa una determinata abitazione, può agevolmente determinare in maniera diretta il canone fitto da pagare. Maria Paola Iovino
