Canoni di depurazione, altri rimborsi in arrivo. L’importo è di circa 500mila euro. In totale il Comune avrebbe incamerato un milione di euro, somma da restituire. I rimborsi riguardano le annualità che vanno dal 2000 al 2004, sino al subentro della Gori spa. E’ quanto disposto con determina dirigenziale dello scorso 26 aprile dal responsabile del settore programmazione e risorse dell’Ente, Costantino Sessa.
In quegli anni, infatti, la gestione del servizio idrico era interamente pubblica. A dare man forte ai contribuenti la sentenza 335/2008
della Corte Costituzionale che ha stabilito che nei comuni in cui l’impianto di depurazione non c’è oppure non funziona, la tariffa idrica non può contemplare anche la parte destinata a quel servizio specifico. Palazzo di Città dovrà, quindi, restituire quanto incamerato negli anni passati per “intrinseca irragionevolezza”.
L’atto amministrativo si è reso pertanto obbligatorio e non rinviabile per evitare un ennesimo aspro contenzioso con i consumatori.
Presto, quindi, una nuova boccata d’ossigeno per numerosi nuclei familiari e nuovi flussi in uscita per le esangui casse cittadine. Gli utenti che hanno pagato potranno chiedere la restituzione del canone di depurazione.
A fare chiarezza proprio la sentenza della Suprema Corte. Infatti, in assenza delle previste prestazioni, i contribuenti non sono tenuti a versare alcunché.
Una buona notizia per coloro che hanno pagato e che ora possono ottenere la restituzione degli importi. I cittadini, però, dovranno comprovare di aver versato il canone. I moduli per la domanda sono disponibili sia presso il Comune, che sul sito dell’Ente alla voce modulistica. Pippo Della Corte
