Cimitero stracolmo: continuano gli “sfratti”. Si ripropone ancora la questione riguardante la necessità di garantire una rotazione tra le vecchie e le nuove salme. Quattro nuove ordinanze, firmate dal responsabile del settore programmazione e risorse, Costantino Sessa, hanno stabilito l’esumazione d’ufficio dei resti di Antonio Falcone, della viennese Charlotte Rabel, di Annunziata Attianese e di
Maria Dammore, persone decedute nel 2004.
Già altre salme sono state esumate d’autorità in questi ultimi anni confermando la ristrettezza degli spazi a disposizione. Un’emergenza che a quanto pare continua, nonostante il camposanto sia cresciuto molto nell’ultimo decennio. La struttura che si estende sino ai confini con Sant’Egidio sconta la cattiva gestione delle aree.
A pesare è anche l’assenza pressocché totale della pratica della cremazione, che potrebbe fornire una risposta ai problemi di spazio. Il ministero della salute con un decreto del 1999 ha abbreviato i tempi di inumazione delle salme ad otto anni. Un periodo evidentemente ritenuto congruo.
Da qui la possibilità di agire d’ufficio da parte dell’ente in mancanza di specifici interventi dei familiari dei defunti, “nonostante – è scritto negli atti – i molteplici avvisi eseguiti”. I resti dei quattro cittadini scomparsi, se non reclamati, saranno racchiusi in un apposito cassettino di zinco e depositati in specifiche cellette ossario numerate, a spese del Comune come previsto dal regolamento.
Gli avvisi del Municipio resteranno affissi all’ingresso del cimitero ed all’albo pretorio per almeno quindici giorni in attesa che qualche erede si faccia avanti. Nel corso dell’anno potrebbero esserci altri provvedimenti simili anche alla luce delle relazioni del servizio cimiteriale comunale. Pippo Della Corte
