Ci siamo! Tra qualche giorno, a seconda delle scelte effettuate da regione a regione, si apriranno i cancelli di tutte le scuole d’Italia. Lo so, una volta si entrava a scuola tutti assieme il primo ottobre, era una data istituzionale ma che con il passare degli anni è stata man mano sostituita da un calendario cosiddetto “a macchia di leopardo”, dettato particolarmente da esigenze climatiche e di distribuzione durante l’anno di giorni di vacanza da usufruire a seconda delle necessità locali. Siamo pronti?
I ragazzi hanno acquistato il nuovo diario, il nuovo zaino, i nuovi astucci? I genitori hanno calcolato bene i tempi di “consegna” dei ragazzi di modo da poter poi recarsi sul posto di lavoro senza problemi? I bar che “orbitano” dalle parti delle scuole hanno attrezzato l’area dedicata alle mamme che possono “spendere” un poco di tempo per socializzare in presenza? Io dico di sì e, nel caso di qualche piccolo ritardo, c’è ancora abbastanza tempo per rimediare. Ma, i nostri amministratori, sono consapevoli che c’è qualcosa da fare anche per loro? Non ne sento parlare quindi suppongo che o sono all’oscuro di questa “ricorrenza annuale” oppure stanno lavorando sotto traccia, con discrezione e diligenza.
Mi spiego. Se per caso o per necessità vi trovate a passare dalle parti degli edifici sedi di istituti scolastici angresi, che sono una decina, vi trovereste di fronte a delle scene a dir poco raccapriccianti: marciapiedi quasi inutilizzabili per scarsa manutenzione, recinzioni mal tenute ed invase dalla “generosa” germogliazione di cespugli ed alberi vari, aiuole interne e piccoli parchi gioco completamente usurpati da erbacce, cancelli di accesso e ringhiere di protezione arrugginiti e con vernici scrostate a dispetto della pubblica incolumità. Forse sarebbe il caso di fare un giro di ispezione per valutare le varie criticità e prendere delle decisioni ferme e rapide per dare un vero segnale di svolta nella gestione della “res publica”.
Qui ad Angri, tutti si affannano a “cantare” la stessa canzone: il biglietto da visita della nostra città è fatto da Palazzo Doria, dai Giardini di Villa Doria e da qualche chiesa elevata al rango di attrazione turistica, più qualche sporadica “rappresentazione iconografica” del nostro passato non tanto recente. Beh, come al solito io non riesco a non peccare di superbia e di saccenteria e vi dico che la vera vetrina di un paese è lo stato delle sue istituzioni scolastiche!
Là dove dovranno “forgiarsi” coloro i quali dovranno poi versare i contributi per garantire le pensioni, pagare le tasse per mantenere lo stato sociale, corrispondere i tributi locali per assicurare i servizi essenziali. I luoghi dedicati allo studio dovrebbero essere “adornati” come si fa per le case quando c’è uno sposalizio, perché a scuola le generazioni future incontrano la cultura, l’educazione e la socializzazione ed è con questi che si devono “maritare” e restare uniti finché morte non li separi. È vero ci sono tante priorità, ma la “coltivazione” dei nostri giovani è essenziale per il futuro della nostra città. Carmine Lanzieri Battaglia

