Io ho tre figli, maschi e ormai adulti. Uno è sposato e gli altri due hanno la loro vita sentimentale che vivono anche in funzione degli impegni lavorativi. In particolare il più giovane, viaggia spesso da e per dove lavora la sua ragazza che, per inciso, fa lo stesso in senso inverso. Per velocità e comodità degli svariati trasferimenti, il “ragazzo” utilizza spesso l’aereo.
Un volo unisce le molte città italiane che ospitano uno scalo aeroportuale, al massimo in un paio d’ore o poco più. Ovviamente nel computo del tempo necessario al trasferimento va considerato quello che occorre per raggiungere il terminal. Napoli, in una ipotetica classifica stilata secondo la vicinanza allo scalo, sarebbe sicuramente prima, perché Capodichino, aeroporto cittadino, è dentro la città. A differenza di altri terminal che sono dislocati a chilometri di distanza, con la necessità di utilizzare altri mezzi di trasporto per raggiungerli, a Napoli l’aereo si potrebbe andare a prendere a piedi. Ma è solo una esagerazione ovviamente: a Napoli, all’aeroporto si va in macchina.
Capodichino, essendo dentro la città, non ha grandi spazi da dedicare al parcheggio, i pochi che ci sono, sono a pagamento ovviamente, e salati come il fondo di un sacchetto di patatine fritte. Un modo per regolamentare il flusso di veicoli è dato dall’istituzione anni fa, di una Zona a Traffico Controllato che, previa lettura automatica della targa, “offre” la possibilità di restare nell’area degli arrivi e partenze per quindici minuti; se non si esce, la sanzione viene emessa in automatico.
Non è immaginabile quello che succede nelle immediate vicinanze e anche molto oltre: macchine in terza fila la dove c’è divieto di sosta, automobili che, come sulle giostrine di un tempo, girano in tondo entrando, uscendo e rientrando all’infinito, nella ZTC. File infinite di veicoli che si perdono nei meandri cittadini ed anche sulle rampe di entrata e di uscita della tangenziale.
Ho sentito agenti di polizia locale, sgolarsi nel tentativo di favorire il defluire del traffico; ho visto agenti di polizia locale, sbracciarsi energicamente nel vano tentativo di regolare le auto in sosta di fronte agli arrivi ed alle partenze. Ho pregato, ed è vero, ringraziando Dio la sera, di avermi fatto trovare un lavoro diverso.
Suppongo che in molti hanno vissuto esperienze analoghe a quelle che vivo io ogni volta che mio figlio mi “invita” all’accompagnamento, quasi sempre all’alba, o al recupero aeroportuale, il più delle volte in tarda serata. Io ricordo che trent’anni fa, o forse più, fu effettuato uno studio di fattibilità per trasferire lo scalo dalle parti di Lago Patria, sul litorale di Giugliano, a pochi minuti da Napoli, ben servito dalla tangenziale e dall’asse di supporto, sarebbe stata probabilmente la soluzione ideale, ma i “carotaggi” diedero esito negativo: il terreno paludoso non avrebbe sopportato il peso delle infrastrutture.
Da allora non ne ho più sentito parlare, evidentemente si è preferito tenere in casa un problema molto serio, piuttosto che cercare soluzioni alternative. E noi che siamo chiamati a fare da tassisti improvvisati, non possiamo fare altro che passare l’attesa cantando, ovviamente nel blu dipinto di blu.

