Ho smesso di fumare vent’anni fa, dalla sera alla mattina, avevo un forte mal di gola e mi sono detto: “L’ultima sigaretta l’ho già fumata”, e non ho fumato più. Ho smesso di usare i “social” dieci anni fa, dalla mattina alla sera, continuavo a litigare con tutti e mi sono detto: “Ma chi me lo fa fare di rovinarmi ogni giorno la giornata”, e chiusi gli account di Facebook, Twitter ed Instagram.
Qualche giorno fa, partecipando alla conversazione scaturita dalla presentazione di un libro, ho avuto un “deja vu”: ho chiaramente avvertito la sensazione di vivere una situazione social ma in presenza! Il moderatore della serata, al termine della chiacchierata con l’autore, ha offerto ai presenti la possibilità di interagire con domande, riflessioni e considerazioni.
Tutto nella norma quindi, un modo per coinvolgere il pubblico rendendolo partecipe della serata, che comunque è stata interessante e stimolante. Ogni intervento ha provocato una reazione del pubblico, che ha accompagnato con applausi e sorrisi di approvazione. Tranne uno. Devo dire che nella sala, che normalmente ospita eventi ed anche le sedute del Consiglio Comunale, era in funzione l’impianto di aria condizionata e ciò rendeva ancora più piacevole partecipare all’evento.
Ma quell’unico intervento “stonato” ha gelato l’atmosfera, al punto che sono comparse nuvolette di condensa dalla bocca di chi non avendo perso il fiato, continuava a respirare. Un silenzio tombale ha salutato la fine della “filippica” dello spettatore che, al contrario degli altri, si era talmente accalorato nell’intervento da diventare rosso come un “vammariello”.
E io? Beh, non ho resistito e ho fatto il mio intervento, in pratica è come se avessi lasciato “un commento” sotto un post di Facebook. Così mi sono sentito: arrabbiato, deluso e voglioso di dire quello che pensavo a fronte di quello che pensava l’altro. Io ho visto in questo modo la scena: la presentazione del libro era il “post” su Facebook, e ogni intervento in sala da parte del pubblico, era un “commento” ed ogni applauso era un “mi piace”. Non c’è niente da fare, non si inventa mai nulla, tutto deriva dalla realtà, ogni cosa è una trasformazione o un travisamento del mondo reale.
Qualcuno poi ha detto che sono stato anche “buono” nei confronti del “commento fuori luogo”, io so solo che mi sono sentito strano, perché continuo a rimanere deluso da certi comportamenti, malgrado gli anni e tutte le vicende che questo nostro mondo ha visto e sopportato. Il libro? Racconta di una famiglia “allargata”, fuori dai canoni che ci sono stati imposti dai vari paletti: religiosi, sociali, economici, culturali. Il commento fuori luogo?
Era incentrato su un termine che mi ha fatto accapponare la pelle: ordine, il “signore” che ha commentato i contenuti del libro, ha detto che “c’è bisogno di ordine”, ha continuato sostenendo che “le donne albanesi figliano due volte all’anno” mentre la femmina del cinghiale “figlia una sola volta all’anno”.
Ha reiterato varie volte queste sue asserzioni, concludendo con una frase idiomatica che non sentivo da un pezzo “ciò che succede ad un palmo dal mio culo, va anche bene”. Io ero seduto in fondo, ma l’impianto microfonico mi ha portato ogni singola parola, e non ho potuto tenere dentro quello che avevo da dire: “il termine ordine mi fa tornare alla mente un periodo storico che va ricordato per evitare che si ripeta” e ho continuato dicendo che “noi abbiamo bisogno di educazione, piuttosto che di ordine”; ho aggiunto poco altro e sono tornato al mio posto (tra applausi e commenti positivi).
Ah, ho citato anche Vannacci, il generale, considerando l’intervento del “signore” in sala, alla stregua delle invettive che il leader del nuovo partito di destra, lancia dai palchi dei suoi comizi. A mente fredda, conversando con un’altra persona, ho snocciolato la mia ricetta per l’educazione: esperienza (ciò che è stato già vissuto) ed esempio.
Non occorre altro, queste due cose sono allo stesso tempo “fertilizzante” e “antiparassitario” nell’educare; ma non sono fini a sé stesse o intercambiabili, devono convivere ed interagire. Non può esistere l’esperienza senza l’esempio e viceversa: in pratica non si può predicare bene e razzolare male. Alla fine della serata, il “signore” di cui sopra è andato via in fretta e furia, peccato per lui, si è perso un ottimo buffet; io invece con la scusa di salutare tutti, mi sono servito all’andata ed al ritorno!
E comunque, va bene la libertà di esprimere le proprie idee, ma certe volte veramente mi viene voglia di mandare a quel paese la saggista britannica Beatrice Hall, accesa sostenitrice della libertà di espressione.

