Avete presente quando, magari in compagnia di qualche bimbo, rovesciate sul tavolo i pezzi contenuti nella scatola di un puzzle? A me viene su dal cuore una sorprendente felicità di fronte a quella confusione! Confesso di adorare i primi momenti, quando piano con le mani si distribuiscono i pezzi girandoli nel verso giusto per poi cominciare ad ammonticchiarli per colore o attinenza. All’inizio l’impresa sembra proibitiva, ma con il passare del tempo (perché ci vuole tempo e pazienza), l’immagine riprodotta sul fronte della scatola, man mano prende forma anche sul ripiano del tavolo, strappando larghi sorrisi e mugolii di approvazione quando un pezzo bene incastrato fa fare un passo avanti nel completamento dell’opera. Non bisogna avere fretta, specialmente quando il rompicapo ha un numero di pezzi molto alto, la soddisfazione finale ripagherà di tutti gli sforzi.
Quando, nei giorni scorsi, mi hanno chiesto per chi avrei votato nella prossima tornata elettorale, ho avuto chiara l’impressione di essere davanti ad un tavolo coperto dai tanti pezzi di un puzzle molto complicato da risolvere. Ammetto che durante il giorno, quando le circostanze me lo consentono, mi soffermo sul mucchio di pezzi e pazientemente cerco di sistemarli propedeuticamente per la soluzione finale. Non è facile, stavolta è veramente difficile trovare il bandolo della matassa, perché le immagini ed i colori sono molto simili è si fondono l’uno nell’altro. È come se avessi di fronte un puzzle che riproduce un panorama marino, dove il mare si confonde con il cielo e dove, pur capovolgendo l’immagine, si ha l’impressione che sia nel verso giusto. Sono confuso.
Molto spesso mi accusano di essere schematico, precisino, financo inquadrato come un soldato, ma in realtà io amo la confusione ed il caos perché mi danno la possibilità di sistemare le cose, ovviamente a modo mio. Beh, al momento, neanche sotto tortura potrei dire chi è il mio candidato preferito, semplicemente perché non lo so ancora. Posso solo dire e lo posso dire senza tema di smentita, che ci sono dei candidati talmente simili che si possono sovrapporre, le tessere che compongono le loro coalizioni sono intercambiabili senza che muti in alcun modo il risultato finale e questo confonde ancora di più le acque e le idee. La coerenza e le peculiarità personali dovrebbero essere premiate e probabilmente alla fine questo sarà il mio “paletto di Melampo”. Ma so benissimo che non tutti amano essere “legati come un cane”, non riescono ad immaginare una vita fatta di punti fermi da cui far partire idee ed azioni. A me viene spontaneo avere dei riferimenti, quasi delle “ricette” da seguire nel comporre lo scorrere dei miei giorni. E questo mi dà felicità. So di “venire” da qualche parte e questo mi dà sicurezza e voglia di “andare” da qualche parte.
Quest’anno nella cabina elettorale, la mia preferenza non seguirà le indicazioni del mio cuore, né quelle della mia mente, sicuramente non quelle della mia pancia. Probabilmente chiuderò gli occhi ed apporrò la mia X da qualche parte della scheda elettorale, poi la piegherò ben bene e, ringraziando gli astanti, la depositerò nell’urna. E che Dio gliela mandi buona, a chi sarà eletto sindaco.

