La Talpa
Da che mondo è mondo le talpe hanno sempre dato qualche piccolo problema ai contadini; vivendo praticamente sottoterra, si spostano scavando gallerie che collegano le tane tra di loro che consentono a questi simpatici animali di muoversi in sicurezza senza essere oggetto di attacchi da parte dei loro predatori.
Purtroppo il materiale di risulta di questi scavi viene lasciato sul posto, i percorsi sotterranei lasciano tracce in superficie creando qualche difficoltà perché c’è sempre il concreto rischio che il terreno sprofondi, le colture subiscono danni causati dal vuoto sotterraneo; ma c’è da dire che le talpe sono animali e, benché dotati di una spiccata intelligenza, non sempre hanno ben chiaro il rispetto derivante dal vivere comunitario con altri esseri viventi.
Quindi non è il caso di lamentarsi più di tanto di queste piccole problematiche, anche perché, e questo è sicuramente un fattore determinante, le talpe non avendo il “pollice opponibile” non possono avere quella manualità necessaria per il ripristino dei luoghi o per movimentare il terreno smosso a causa delle loro continue evoluzioni sotterranee.
Discorso diverso per noi esseri umani dotati sia del pollice opponibile che del libero arbitrio. Infatti non mi spiego alcuni atteggiamenti che dovrebbero essere automatici ed invece puntualmente vengono disattesi: mi riferisco ai lavori che interessano le strade del nostro paese.
“È il mio cuore Il paese più straziato” scriveva Ungaretti a proposito della guerra e di San Martino del Carso, io direi che è il mio paese quello più straziato ed abbandonato. Atteso che l’adeguamento di alcune infrastrutture (rete telefonica, rete fognaria e idrica etc.) comporta necessariamente di dover effettuare degli scavi stradali, non si capisce perché il cosiddetto “ripristino dei luoghi” non debba essere altrettanto necessariamente completato a regola d’arte al termine dei lavori stessi.
E quindi si assiste a gimkane quotidiane: pedoni e automobili e motocicli e autocarri e bus e biciclette e monopattini e tutto ciò che si muove su ruota, tutto ma proprio tutto costringe i malcapitati utilizzatori a sforzi di braccia per evitare le buche e distruggere le sospensioni dei vari mezzi di trasporto; ovviamente quando piove il rischio aumenta perché le buche essendo piene d’acqua si mimetizzano e si palesano solo quando è troppo tardi.
Il progresso e il tentativo di migliorare la qualità della vita sono comprensibili e sicuramente inevitabili ma, mi chiedo, perché chi “apre” ferite profonde lungo le nostre strade non rimette tutto a posto? Ma veramente a posto, non come vediamo tutti i giorni zigzagando tra avvallamenti e dossi, canali che sorgono là dove hanno posato cavi per la fibra, attraversamenti stradali derivanti da allacciamenti alla rete idrica e fognaria.
Chi riceve l’incarico di effettuare questi lavori ha l’obbligo, per contratto, di ripristinare lo “stato dei luoghi” e chi affida questi incarichi ha altresì l’obbligo di vigilare affinché ciò avvenga. Posso anche capire (ma non giustificare) l’indifferenza di chi svolge i lavori che ha fretta di impiegare gli operai altrove, ma non posso capire né giustificare chi è preposto al controllo dell’esecuzione dei lavori e del successivo rifacimento del manto stradale, dei marciapiedi e di quant’altro interessato dalle attività.
E poi qualcuno si chiede (e mi chiede) come mai guardo con più simpatia alle talpe del mio orto piuttosto che agli stradini che puntualmente si incontrano lungo le nostre strade.

