L’avevano presentato in pompa magna, convinti che il buon Morandi avrebbe “scelto bene” il bouquet delle canzoni dei Big, innalzando il livello qualitativo del sessantunesimo Festival dei fiori.
Niente di più sbagliato. E se la gara canora vive di spazzi e lazzi, e meno male che ci siano Vecchioni o i Modà altrimenti sai che noia, l’interesse qui in strada è semplicemente per vedere da vicino (tentando di eludere come birilli le guardie del corpo) qualche pezzo grosso, magari sperando di strappare un autografo o una foto ricordo.
La nostra troupe, più gasata e vigile che mai, ha avvistato Morandi, la Belen fasciata alla testa da un foulard biancazzurro (i colori laziali per fare inconsapevolmente un dispetto al suo ex Borriello, oggi stimato puntero della Roma?), Emma, il maestro Vessicchio, financo i genitori della giovane promessa Ananse. Ed in sala stampa, c’è anche un pezzo della nostra terra nelle domande formulate a Pezzali, Pravo e Vecchioni.
E poi, la notte sanremese. Un insieme di sensazioni, grida più che voci, emozioni e sussulti. Perché in fondo, nonostante l’inutile comparsata di Andy Garcia o i ritmi troppo lenti di una conduzione a cinque teste che –in mancanza di una fin troppo morbida benevolenza nei confronti di patron Morandi- sarebbe stata fucilata dalla critica…Sanremo è Sanremo! Francesco Rossi.
