A cura di Carmine Lanzieri Battaglia
In Italia c’è un paese che non c’è.
In questo strano paese non ci sono infrastrutture destinate allo sport gestite dal comune, tutto è stato affidato a privati che si fanno pagare per un servizio che invece dovrebbe essere garantito dall’amministrazione. In questo paese c’è una biblioteca che non c’è, visto che è sempre chiusa e tutti gli sforzi per affidarne la gestione, sono risultati vani; le associazioni culturali presenti sul territorio sono in affanno e molti sodalizi sono quasi scomparsi dal panorama degli eventi proposti alla cittadinanza, grazie anche allo snobismo dei rappresentanti eletti in consiglio comunale o nominati in giunta.
Nello stesso paese la legalità è un optional, dato che non si fa nulla, per stanare gli evasori che non pagano i tributi comunali, appesantendo così le bollette di chi invece rispetta le norme, ci si accontenta di “mettere alla berlina” qualche sporadico furbetto, beccato a lasciare in giro un sacchetto della spazzatura fuori posto, fuori orario, lanciato fuori dalle auto in corsa.
Questo paese che non c’è, però è noto perché nel centro cittadino, tra mille peripezie, si sta riqualificando una zona, già sede di circolo didattico, e la peculiarità sta nel fatto che, benché il sindaco sia un ingegnere, sono state riscontrate così tante irregolarità, che i lavori proseguono a singhiozzo tra sequestri, abusi ed inchieste giornalistiche e non.
Chi capita in questo paese che non c’è, noterà subito che ormai non ci sono più negozi; nelle strade del centro, una volta motore del commercio, ora ci sono più serrande abbassate di quelle che vengono sollevate ogni mattina. Non ci sono più neanche i giovani che una volta riempivano le strade del centro storico almeno nei fine settimana, e molti localini caratteristici della zona vengono soppiantati dalle vetrinette illuminate delle “vending machine” in funzione 24 ore su 24.
In questo paese che non c’è oltre a mancare un’amministrazione funzionale e funzionante manca addirittura un’alternativa, al punto che siccome non c’era altro da “preferire”, gli elettori a suo tempo, preferirono restare con “quello che passava il convento”.
Questo paese che non c’è ha tre “teatri” grazie ad alcune strutture ecclesiastiche progettate e realizzate con una “vision” sicuramente più lungimirante di chi alla cultura dà un peso uguale allo zero assoluto. Le strade di questo paese sono ricche di buche e di interventi raffazzonati che le rendono poco praticabili ed oltremodo insicure e, purtroppo, malgrado gli sforzi delle forze dell’ordine, sono poco ordinate, molto trafficate e frequentate da incivili piloti della domenica.
In questo paese, carente di una classe politica coerente e consapevole della propria forza, si è arrivati al punto che mancando un cavallo di razza, anche un ronzino sembra uno stallone. C’è da dire però che in questo paese non manca la pazienza ed il desiderio forte di andare avanti, ed è per questo che mi chiedo se ci sia qualcuno capace di rendere reale ciò che all’apparenza sembra non esistere. Siamo ancora in tempo? Forse.
“Non è mai troppo tardi” , era il titolo di un celebre programma televisivo degli anni 60 e, se in quegli anni riuscirono a “strappare “all’ignoranza oltre un milione di italiani, non credo sia improponibile tentare di “liberare” dalla cattiva amministrazione i trentamila cuori pulsanti che vivono in questo fantomatico paese che non c’è, ma tanto desideroso di essere.

