Rubrica a cura di Carmine Lanzieri Battaglia
Il montone.
Mia madre era una donna semplice, amava molto la televisione: Corrado con “il pranzo è servito”, Terence Hill con “Don Matteo”, Lino Banfi con “Un medico in famiglia” erano i suoi idoli. Ovviamente seguiva anche TV 2000 e non disdegnava di guardare il telegiornale. Mi capitava spesso di restare un poco con lei e di cogliere commenti personalissimi mentre il televisore rapiva la sua attenzione. Uno tra tutti, e che non ho mai dimenticato, lei lo proferiva ogni qualvolta in coda al notiziario venivano riportate notizie riguardo il rugby. “Oglioc ohì! Mò fanno ‘o muntone!” diceva sorridendo.
Chi segue un poco il rugby sa che uno dei momenti più spettacolari di questo sport è quando si forma la “mischia” (‘o muntone appunto, che in dialetto vuol dire ammucchiata di cose o persone, cumulo di terra o altro). Questo succede quando i “pacchetti di mischia” delle due squadre, piegati su sé stessi, si incatenano letteralmente usando la testa, il collo e le spalle mentre il pallone ovale viene conteso sotto la cupola che si viene a creare. Il pallone non lo conquista sempre il pacchetto più forte, la maggior parte delle volte vince la contesa chi usa meglio forza e tecnica insieme, alla luce della strategia messa in campo dall’allenatore.
Molte volte interviene anche l’arbitro per sanzionare una delle squadre per una irregolarità commessa; ma quando la palla “esce” allo scoperto ben stretta tra le braccia di uno dei giocatori, l’obiettivo è sempre lo stesso, raggiungere la meta e segnare il punto che può far vincere la partita.
A me è tornato in mente questo vecchio ricordo, leggendo e seguendo conversazioni, riferite al cosiddetto “campo largo” che si sta formando (o sformando) ad Angri in vista della prossima tornata elettorale. Un’eterogenea composizione di pensieri, personaggi, progetti e sogni che dovrebbe “partorire” una coalizione, un programma elettorale, un candidato sindaco con il chiaro obiettivo di raggiungere la “meta” e vincere le elezioni.
Sia ben chiaro che dal mio punto di vista il confronto è il fondamento del vivere civile e democratico. Discutere di idee e proposte per il perseguimento del bene comune è lodevole ed auspicabile in ogni società ma, e qui mi voglio mettere di traverso, quello che raccontano i social (ormai fonte di ispirazione e diffusione di ogni notizia sul territorio) sembra ricondurre a ben altro. Credo che manchino meno di cento giorni al voto e le operazioni volte a diffamare, screditare, calunniare, infamare, infangare, sparlare, detrarre, svilire, sminuire, vituperare (ho finito i sinonimi della Treccani), la fanno da padrona, mentre le proposte credibili e fattibili latitano quasi che a nominarle fosse uno dei peccati capitali.
Ora, atteso che una consultazione elettorale è ben diversa da una partita di rugby, una figura comune esiste e, nel caso delle votazioni, è l’unica in grado di decidere le sorti della contesa: mi riferisco all’arbitro. E non è certo il presidente della Repubblica o quello del Senato o una qualsivoglia altra figura istituzionale, no: l’unico ed insindacabile arbitro è l’elettorato.
Quindi siamo noi, che dobbiamo far si che la contesa sia corretta e rispettosa, siamo noi che dobbiamo “punire” chi infrange le regole e non ha riguardo dell’avversario politico, siamo noi che con una semplice “ics” e un nome scritto sulla scheda elettorale potremo decidere (si fa per dire) le sorti del futuro del nostro paese. Il “montone” è spettacolare da vedere in tv o allo stadio, è vergognoso invece ritrovarlo lungo il percorso democratico verso una serena consultazione elettorale.

