La commissione tributaria provinciale -sezione n.10- rigetta il ricorso 1405/2012, proposto da AR Industrie Alimentari Spa, in persona del legale rappresentante Antonino Russo, avverso l’avviso di accertamento, con il quale la Soget Spa, per il Comune di Angri, chiedeva il pagamento di circa 5 milioni e duecentomila euro per la tarsu dal 2006 al 2011, compresi gli interessi. All’azienda conserviera legata al gruppo AR, comunque, resta la possibilità di ricorrere presso la commissione tributaria regionale.
Tra i motivi della decisione, che ha ritenuto il citato ricorso infondato, si legge un aspetto molto importante di portata generale:
«Quanto alla censura relativa all’affidamento del servizio di accertamento e riscossione da parte del Comune di Angri alla Soget Spa, si osserva che la questione esula da questo ambito di decisione perché riservata ad altra giurisdizione. In ogni caso, così come sostenuto dal Comune di Angri nelle proprie controdeduzioni, le dette attività risultano essere state affidate alla Soget con determina comunale del 15 marzo 2011».
Ancora, tra i motivi, c’è stata anche la constatazione dell’irrilevanza dell’eccezione sulla regolarità della notifica dell’atto impositivo. La notizia segue, di poco, quella dell’accoglimento del ricorso, in quarta commissione tributaria provinciale, della Doria Spa, un’altra delle tre grandi industrie conserviere che hanno presentato il ricorso contro la Soget Spa ed il Comune di Angri. Per quanto riguarda la commissione tributaria provinciale, quindi, si attende soltanto la sentenza che riguarda il contenzioso della Feger Spa. Non è stato ancora scritto il capitolo finale di questa storia, che tiene alta l’attenzione non solo delle parti in causa, ma di tutta la cittadinanza.
Quest’attesa è comprensibile perché in ballo, infatti, ci sono molti interessi in gioco, come ad esempio, la legittimità o meno dei provvedimenti emanati dall’ente di piazza Crocifisso, la bontà o meno dell’azione politica in materia da parte dell’amministrazione, il diritto in capo alle industrie di non pagare, oppure il dovere delle stesse a pagare, per non parlare dell’ingente somma economica contestata, che potrebbe, o non potrebbe, entrare nelle casse dell’ente: una somma che si aggira, complessivamente, intorno ai 12 milioni di euro. Una questione molto complessa. Maria Paola Iovino
