Angri quo vadis? Le copiose piogge di questi giorni hanno prodotto un mare di polemiche mettendo a nudo le carenze programmatiche e amministrative di un governo che naviga a vista e non riesce a guadagnare il mare aperto per le troppe zavorre che ne rallentano la fase di cambiamento. Il galeone dell’amministrazione Mauri è vittima delle intemperie politiche e dei venti giudiziari che spirano sempre con maggiore insistenza.
Con l’esperienza del nostromo il primo cittadino è riuscito a tessere la tela e a mettere insieme una maggioranza blindata che ogni tanto perde per strada qualche pezzo ma riesce sempre a restare a galla grazie alle capacità politiche e alle debolezze di consiglieri comunali pronti a farsi incantare dal soave suono del potere. Finché il galeone dei “maurioti” navigherà nei mari della politica non ci saranno problemi di tenuta, ma oggi le turbolenze sono prodotte da venti provenienti da levante e da ponente. Il rischio di tempesta è dietro l’angolo.
La magistratura sta facendo il suo corso e ormai la cittadina doriana si sta ricoprendo di fango e non mi riferisco solo a quello prodotto dalle bizze di Giove Pluvio, ma soprattutto all’azione della magistratura che impassibile sta anatomizzando gli atti prodotti da palazzo di città e valutando l’operato dei singoli amministratori. Il caso Soget, con la richiesta di arresto per il primo cittadino, ha gettato la nostra città in pasto all’opinione pubblica che tra il serio e il faceto ha accostato il galeone doriano al Titanic paganese.
Da cittadini ci auguriamo che le rotte siano diametralmente opposte rispetto a quelle che hanno affondato la città liguorina ma il tarlo comincia a seminare dubbi, incertezze e paure tanto da indurre qualcuno a preparare la scialuppa prima che dall’alto possa arrivare il segnale di abbandono della nave. Il vento di ponente è alimentato, invece, dalla crescente disapprovazione che questo governo locale sta originando nella collettività doriana.
Il sindaco Mauri impettito e rispettato fino a qualche tempo fa ha avuto un vertiginoso crollo di consenso tra quella opinione pubblica scevra da giochi politici e fuori dal familismo amorale invocato a gran voce in questi giorni. La richiesta di arresto per il caso Soget, l’accusa per corruzione aggravata, i guai giudiziari di altri fedeli del primo cittadino e l’assoluta mancanza di programmazione (si cavalca ancora l’onda dell’azione commissariale) hanno generato un dissenso dilagante e contagioso culminato nell’azione aspramente critica di gruppi e singoli che veneravano il buon Mauri fino a qualche tempo fa e oggi lo attaccano senza mezze misure.
Il sistema rischia di andare in tilt sotto la pioggia battente e di creare un corto circuito politico che non sarebbe, di certo, etichettato come sciagura da qualche fedele seguace del primo cittadino nauseato dall’atteggiamento tronfio e dalla mancanza di programmazione del leader cittadino dell’Udc. I consensi calano, i fischi aumentano e la città continua nel suo avvilente tracollo in attesa che la burrasca faccia il suo corso affondando un galeone che ormai imbarca acqua da ogni parte. D’altronde dopo aver toccato in fondo si può solo riemergere… Luigi d’Antuono
