Dopo l’allarme lanciato anche dal personale sanitario dell’associazione “Castello”, che opera per il servizio di urgenza ed emergenza medica 118 e che aveva trasportato l’anziana di Angri all’ospedale Cotugno di Napoli, dove poi è deceduta, si attendevano delucidazioni da parte dell’Asl.
E l’Azienda sanitaria locale ha dunque scongiurato allarmismi, soprattutto ha tranquillizzato i cittadini angresi. Difatti, sulla scorta delle risultanze delle analisi, non ci sarebbero elementi per poter parlare di
focolari epidemici di meningococco ad Angri.
Per sgombrare il campo dalle incertezze, e per dare risposte concrete, è stato fondamentale l’intervento della dottoressa Anna Luisa Caiazzo, direttore dell’unità operativa di epidemiologia e prevenzione, struttura complessa del dipartimento di prevenzione dell’Asl Salerno 1, nonché responsabile dell’area di sanità pubblica del citato dipartimento. «I due casi non sono assolutamente correlati – spiega Caiazzo – sono stati identificati gli agenti: uno è uno pneumococco e l’altro è uno stafilococco. Si tratta di due casi che non danno luogo a nessun tipo di profilassi. Se si fosse trattato di una meningite da meningococco saremmo stati i primi ad attuare la profilassi. E’ bene tranquillizzare i cittadini, perché involontariamente si potrebbe creare allarme».
In sostanza i diversi casi di meningite non sono paragonabili e sono imputabili a particolari condizioni dei soggetti. Nello specifico, nel caso dell’anziana donna deceduta, si è trattata di una meningite da staphylococcus aureus provocata da alcune complicanze, che non ha nulla a che vedere con quella da meningococco, che ha capacità di contagio e che prevede interventi di profilassi. Invece nel caso dell’uomo, che è fuori pericolo, si è trattata di una meningite da streptococcus pneumoniae, causata da una complicanza di un’otite, anch’essa non contagiosa. Di conseguenza, per entrambi i casi non sono scattati interventi di profilassi, e non c’è alcun rischio di contagio sul territorio di Angri. E così può rientrare l’allarme che aveva tenuto con il fiato sospeso la cittadinanza. Maria Paola Iovino
