"Da quando ho conosciuto l'arte, sta' cella e' diventata una prigione" è questa la frase di presentazione pronunciata da Cosimo Rega nel trailer del film "Cesare deve morire" dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. Il carcere può, sebbene con difficoltà, garantire l'inizio di un percorso diverso.
E' quello che sta accadendo a Cosimo Rega, alias Sumino 'o Falc, ergastolano e detenuto presso il carcere di Rebibbia a Roma tra i protagonisti del film premiato con l'Orso d'Oro al recente Film Festival di Berlino. Ha interpretato il ruolo di Cassio. Rega in carcere dal 1975 al 1988, dal 1990 al 1993 e dal 1994 ad oggi è quello che in gergo viene definito un detenuto fine pena mai.
Po
trebbe cioè non uscire mai più. Il carcere come luogo in cui trascorrere il resto dei prori giorni. Rega è dentro per episodi accaduti molti anni fa. E' un ex esponente di spicco della malavita locale che sta pagando il suo debito con la giustizia e che ha iniziato un cammino personale di cambiamento.
E' l'ideatore ed il fondatore della Compagnia dei detenuti-attori del carcere di Rebibbia con cui già sono state portate in scena diverse rappresentazioni teatrali, da Eduardo De Filippo a William Shakespeare. Ha scoperto proprio dietro le sbarre la passione per l'arte e per il teatro in particolare.
Dal 1999 calca il palcoscencio ed ha coinvolto in questa avventura decine di altri detenuti. Il recente premio ottenuto ha gratificato la bontà della loro recitazione. Una intuizione vincente dei fratelli Taviani. Un risultato brillante se si considera che si tratta di attori non professionisti. Rega ha scritto anche un libro, che verrà presentato ufficialmente agli inzi di marzo. Il titolo è evocativo "Sumin o' Falc, autobiografia di un ergastolano", edito da Robin Edizioni. L'arte come strumento di evasione mentale ed interiore. Un modo per uscire fuori sebbene solo metaforicamente dallo stretto di una cella.
Una terapia per iniziare a vedere il mondo con occhi diversi. Un cammino difficile, ma possibile che richiede impegno, passione e determinazione. Sumino 'o Falc sembra ormai incamminato lungo questa strada. E il film dei fratelli Taviani fa riflettere su tanti temi attuali che riguardano la nostra epoca ed il nostro Paese. Da un lato infatti pone l’accento sul dramma umano e collettivo di tanti nostri simili che, pur macchiatisi di crimini orrendi e perciò costretti a subire decenni di reclusione ed ergastoli, si impegnano all’interno del carcere nella messa in scena del dramma shakespeareano.
Chi vede il film si può così convincere dello straordinario effetto travolgente che la cultura e la scuola possono provocare nelle menti e dell’aiuto che esse possono dare. Pippo Della Corte
