Acqua "salata" in cittá. Sul tappeto ci sono cinque milioni di euro di potenziali entrate, calcolate in bilancio nella parte attiva. Un aspetto solo formale che garantisce, però, gli equilibri contabili comunali. La vicenda è sostanzialmente irrisolta. Oggetto del contendere la fatturazione dal 2002 al maggio del 2004, quando nella gestione subentrò la Gori spa.
La vicenda nel corso degli anni ha dato vita ad un aspro contenzioso tra gli utenti e Palazzo di Cittá, vedendo quest’ultimo soccombente. Ora la questione potrebbe riaprirsi. Il principale motivo è da ricondurre al metodo per la fatturazione del consumo idrico che è stato calcolato su base forfettaria.
Un criterio ritenuto illegittimo dai giudici di pace. I dieci miliardi di lire da incassare darebbero fiato alle asfittiche casse comunali.
La giunta con la delibera numero 35 aveva deciso di rinviare la fatturazione a conguaglio dei canoni da riscuotere. Una pausa di riflessione per capire meglio lo stato delle cose.
I canoni idrici non riguardano solo le utenze domestiche, ma anche quelle commerciali ed industriali. Sino ad ora il metodo di fatturazione individuato è "pari alla differenza tra l’importo giá fatturato per un consumo di 18,25 metri cubi annui di acqua impegnata a persona e l’importo corrispondente al consumo di 72 metri cubi pro capite, che costituisce il minimo garantito annuo a persona".
Questo aspetto ha garantito agli utenti la possibilitá di ricorrere in giudizio per contestare gli importi richiesti. L’obiettivo è comunque quello di introitare liquiditá, a patto che non cresca il contenzioso.
La giunta in un primo momento aveva inteso fermare l’emissione della fatturazione per rivedere alcuni aspetti "considerata la complessitá dell’argomento e l’allungarsi dei tempi tecnici per addivenire ad un corretto calcolo delle somme da richiedere ai contribuenti a saldo per i consumi idrici delle annualitá in discorso», è scritto. Intanto, però i cittadini sono chiamati a pagare. Pippo Della Corte
