Quasi per scherzo il cielo ha deciso di strapparlo alla vita terrena proprio di domenica. Il giorno che da qualche tempo gli riservava emozioni intense, gioie e amarezze che i suoi ragazzi gli hanno regalato negli ultimi cinque mesi. Quasi in punta di piedi ha lasciato la vita terrena, senza clamore, quasi a non voler disturbare.
“Don Giovanni” sapeva, però, che la sua dipartita non poteva passare inosservata perché in cinque mesi è riuscito ad attirarsi le simpatie del
“popolo del pallone” con il quale ha condiviso la passione per i colori grigiorossi. All’apparenza sembrava un burbero, uno duro, uno di quelli che non ti lascia esprimere la tua opinione… apparenza, solo apparenza.
Conoscendolo meglio il “Presidente” era un buono, usava il tono perentorio per imporre le sue decisioni, però, alla fine si scioglieva e con una battuta all’inglese ti toglieva dall’impaccio e capivi che di fronte avevi un uomo dal cuore nobile e dai sani principi. Ho avuto poco tempo per conoscerlo meglio, ho condiviso con lui qualche viaggio in macchina che aveva come meta la partita dei grigiorossi. Viaggi di andata all’insegna dell’umorismo, risate per rendere meno lunghe le trasferte. Viaggi di ritorno che in caso di sconfitta diventavano silenziosi proprio come l’ultimo a Canosa dopo la sconfitta con l’Ostuni.
L’Angri era diventata la sua passione, la fonte di emozioni. Lo sguardo corrucciato in un angolo dello stadio, quella tensione che si leggeva sul volto. Fermo, immobile, senza compiere un passo, senza proferire parola e con l’ennesima sigaretta da accendere per placare la tensione della partita. Oggi, pensavo al Presidente, al suo sguardo fisso, seduto sulla tribuna dello stadio pugliese a patire per una sconfitta mai digerita. Quel viaggio di ritorno resterà indelebile nella mia mente, cinque persone in auto, la sua auto, due ore e mezza di viaggio senza mai aprire bocca. Il rammarico più grande e aver interrotto il viaggio alla guida dell’Angri con una sconfitta.
La vittoria successiva con il Grottaglie gli è stata dedicata da tutta la squadra ma il presidente non l’ha vissuta. Il legame con l’Angri è stato viscerale. Sui libri che narrano la storia del calcio angrese, il patron Orlando, figura in qualche fotografia, in veste di tifoso irriducibile a cavallo degli anni settanta e ottanta. Aveva confidato di aver il sogno di assumere un giorno la presidenza del cavallino rampante e di entrare nella storia del calcio cittadino.
Nelle sue intenzioni c’era l’obiettivo di salvare l’Angri nella stagione corrente e subito dopo avviare l’iter per portare la “Sua” Angri nella “vecchia C2”, attraverso il ripescaggio. Un sogno spezzato proprio di domenica, il giorno in cui “Don Giovanni” si dedicava alla passione colorata di grigiorosso. “Dall’alto dei cieli guidaci ancora…Ciao Presidente ” luigi d’antuono
