Nei giorni scorsi il presidente del Distretto Industriale Agroalimentare Nocera-Gragnano, Aniello Pietro Torino, ha incontrato ad Angri i dipendenti della stazione sperimentale che rischiano il totale trasferimento a Parma con la conseguenza della chiusura del sito campano che è fra le eccellenze nel settore in tutta l'Italia meridionale.
Dopo il decreto che ha accorpato la stazione sperimentale di Angri a quella di Parma, direttamente alle dipendenze della Camera di Commercio emiliana, nella struttura di via Nazionale ad Angri si vivono momenti di grande preoccupazione per il futuro lavorativo di circa 25 unità tutte specializzate e con anni di esperienza nel settore chimico applicato all’industria alimentare. Alcuni dipendenti sono già stati trasferiti e anche la stessa struttura appare abbandonata a se stessa.
Il presidente del Distretto Agroalimentare Nocera-Gragnano, Aniello Pietro Torino, accompagnato dal consigliere comunale di
Angri, Gaetano Longobardi, si è fermato a discutere con i dipendenti del possibile futuro occupazionale e della possibilità di rendere autonoma la sede di Angri. La struttura, realizzata con i fondi della ex Cassa per il Mezzogiorno, in tutti questi anni ha svolto un lavoro di grande utilità al servizio delle aziende agroalimentari, con compiti di ricerca e di miglioramento della produzione frutto delle analisi e delle prove di laboratorio che si svolgono quotidianamente all'interno della stazione sperimentale e che interessano non solo il comparto della trasformazione del pomodoro, ma anche il settore della carne, del pesce, e degli imballaggi.
«Il rischio di perdere la presenza sul territorio di un centro avanzato di ricerca è reale – spiega il Presidente del Distretto Industriale Aniello Pietro Torino – Oltretutto abbiamo avuto la sensazione che fra i dipendenti, tutti di altissima professionalità, serpeggi la sfiducia rispetto ad un concreto interesse della Camera di Commercio di Parma a mantenere in vita una struttura così tanto lontana geograficamente dall'Emilia Romagna.
Resta però incontestabile che il lavoro svolto nella stazione sperimentale produce risultati senza i quali l'intero comparto agroalimentare meridionale ne uscirebbe fortemente penalizzato. Vanno compiuti sforzi politici e industriali per far sopravvivere, in condizioni giuridiche da studiare e valutare, la stazione sperimentale. Ritengo che ci siano spazi e condizioni per evitare che il nostro territorio venga penalizzato ancora una volta nelle sue energie migliori».
