Nella mia vita lavorativa ho svolto spesso mansioni che hanno riguardato le telecomunicazioni: la messaggistica, i mezzi di comunicazione, la procedura, la sicurezza e altro ancora. Tra i tanti ricordi legati a quegli anni, ce n’è uno che, come “gli amori” di Venditti, dopo giri immensi è ritornato nei miei pensieri, forse perché lo associo alla “democrazia rappresentativa” che (certe volte mio malgrado) viviamo sulla nostra pelle.
Nella distribuzione dei messaggi (noi li chiamavamo telegrammi perché venivano scambiati tra utenti utilizzando le telescriventi), si seguiva ovviamente l’elenco dei destinatari, in più, inserendo l’indirizzo di destinazione in una specifica riga, venivano date indicazioni sulle “azioni da intraprendere” da parte di chi riceveva il messaggio stesso; infatti il testo di un telegramma veniva recepito “per conoscenza” oppure “per competenza” a seconda della “reazione” richiesta.
Mi spiego. Prendiamo ad esempio un’ordinanza sindacale che riguarda la chiusura per lavori di una strada cittadina; tale comunicazione istituzionale riguarda ovviamente tutti gli abitanti, con la differenza che i cittadini vengono messi a “conoscenza” degli eventuali disagi, ma le forze dell’ordine, particolarmente la polizia locale, è tenuta a prendere delle azioni: il posizionamento di segnaletica, la presenza fisica di una pattuglia per regolare il traffico etc. quindi l’ordinanza di cui sopra viene inviata alle forze dell’ordine per “competenza” dato che dovranno intervenire direttamente per evitare o quanto meno ridurre i disagi agli utenti.
Nelle giravolte mentali che i miei ricordi fanno mescolandosi con la quotidianità, mi sono accorto che anche in campagna elettorale questi due termini, “conoscenza” e “competenza”, hanno un loro peso specifico piuttosto importante, pur essendo agli antipodi. Infatti quando si “chiede il voto” le due paroline appena citate, entrano in gioco sempre.
La preferenza sulla scheda elettorale si reclama perché il candidato fa parte della cerchia familiare, magari è conosciuto da un parente, o forse è il figlio o il nipote o il cognato o il cugino di un nostro vecchio compagno di scuola… “almeno un voto, che ti costa…” questa la litania che fa parte del linguaggio comune. La conoscenza, quindi, come valore aggiunto al candidato.
Tutta questa “dispersione” del voto ovviamente va a discapito della “competenza” di quegli aspiranti consiglieri che spendono il loro tempo, le loro risorse, le loro conoscenze e la loro intelligenza, favorendo lo sviluppo della società civile, proponendo progetti, sviluppando idee, concorrendo alla crescita economica della collettività. Quante preferenze vengono “sprecate” seguendo la linea dell’albero genealogico? Quanti voti che avrebbero potuto essere “veicolati” verso candidati più meritevoli, invece si perdono tra le “pieghe” (o le piaghe?) create ad arte da chi proprio questa dispersione vuole?
Il primo turno è andato, “conoscenza e competenza” si sono battute e sono persuaso che come sempre ha avuto la meglio “l’amico di famiglia” o il familiare assoluto a discapito di chi avrebbe le competenze per amministrare. Abbiamo una settimana di tempo per scegliere il nostro nuovo sindaco per “conoscenza” o per “competenza”, forse è il caso di fermarsi un attimo prima di “varcare la soglia della speranza“ (cit. da Giovanni Paolo II°), incarnata da quella tenda che ci separa da quella mensola, dove apriremo la scheda elettorale e, da soli finalmente, lasceremo infine andare la matita sulla carta.

