Padovano: “non mi candido!”. Critiche agli ex sindaci Postiglione e Bartolo d’Antonio

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Una lunga e dettagliata comunicazione, via social, di Massimo Padovano che nei mesi passati era stato indicato come potenziale candidato dal gruppo degli ex sindaci. Ecco il testo della comunicazione:

“Nelle ultime settimane ho ricevuto diverse sollecitazioni a chiarire la mia posizione rispetto all’ipotesi di una mia candidatura a Sindaco di Angri in occasione delle prossime elezioni comunali.

Un chiarimento dovuto, in primo luogo, alle tante persone che ho incontrato tra novembre e dicembre scorsi e dalle quali ho ricevuto manifestazioni di interesse a sostenere questa proposta politica; ma allo stesso modo doveroso anche nei confronti dei numerosi cittadini che in queste ultime settimane mi hanno fermato in strada per conoscere la situazione, manifestarmi la loro stima ed incoraggiarmi a continuare.

A tutti costoro io desidero innanzitutto manifestare i miei sentimenti di gratitudine e riconoscenza.

La mia candidatura non ci sarà.

E non ci sarà per il “combinato disposto” di due diverse circostanze, collegate a due fasi di questa mia brevissima stagione politica, che mi hanno convinto dell’attuale impossibilità di lavorare concretamente e credibilmente alla costruzione di una nuova e differente offerta politica per il governo della nostra città.

La prima circostanza è che il cosiddetto “tavolo degli ex-sindaci”, venendo meno alle intese intercorse – e suggellate nel corso di numerosi incontri e discussioni di metodo e di merito, a partire dal mese di settembre – ha fatto venir meno improvvisamente il proprio appoggio, nell’immediata vigilia della presentazione pubblica della mia candidatura, programmata lo scorso 19 novembre.

Senza, peraltro, che queste intenzioni mi siano state mai nemmeno comunicate dagli ex-sindaci: nel più totale ed incredibile silenzio, con un’ostentata e disinvolta manifestazione di arroganza e scorrettezza, evidentemente nell’attesa speranzosa – e vana – di una mia rinuncia “autonoma” rispetto all’iniziativa da loro promossa.

Voglio essere chiarissimo nell’attribuzione delle responsabilità: a questa sgradevole “evoluzione” della mia candidatura hanno concorso Bartolo D’Antonio e, soprattutto, Umberto Postiglione, per opera e virtù del suo vecchio delegato plenipotenziario, il fratello Alfonso Postiglione, un riconosciuto esperto di tranelli ed imboscate “vecchio stile” della migliore politica paesana.

Il primo perché ha maturato – in maniera incredibilmente tardiva – la chiara consapevolezza che io ero davvero la persona meno indicata ad esercitare “sotto dettatura” la responsabilità di un ruolo istituzionale. E per chi ha come stella polare della propria iniziativa politica la difesa ad oltranza e la mera gestione conservativa dell’attuale indecente PUC – com’è nel caso di Bartolo D’Antonio – questo era, lo comprendo bene, un rischio davvero insostenibile ed assolutamente fondato.

I secondi perché hanno ritenuto – quanto a ragione lo giudicheranno gli elettori tra qualche mese – che la mia figura non “trainasse” adeguatamente, per una serie di motivi che sarebbe forse interessante approfondire, la candidatura di Umberto Postiglione alle prossime elezioni regionali.

Si tratta, beninteso, nel caso tanto del primo che dei secondi, di valutazioni e scelte “politiche” più che lecite, fatte salve le questioni “elementari” di rispetto, educazione e correttezza già sopra evidenziate.

Ma anche di valutazioni e scelte politiche che non hanno nulla a che vedere con quegli obiettivi altisonanti di rinnovo delle classi dirigenti, qualificazione della vita delle istituzioni e perseguimento del Bene Comune, cui la retorica pubblica degli ex-sindaci fa ipocritamente riferimento.

Lo sviluppo della campagna elettorale contribuirà a rendere più ulteriormente evidente la distanza clamorosa che c’è tra la poesia delle dichiarazioni e la prosa della realtà.

Intendo, invece, esprimere parole di sincera gratitudine nei confronti di Alessandro D’Antonio e Peppe La Mura: di loro ho apprezzato molto il garbo, la gentilezza e la disponibilità che mi hanno mostrato, aprendomi con amicizia la porta delle loro case ed offrendomi il proprio sincero sostegno, senza alcun interesse personale.

La seconda e successiva circostanza che mi ha indotto, poco prima di Natale, a rinunciare definitivamente alla presentazione di una mia candidatura – del tutto autonoma, in questo caso, rispetto all’iniziativa degli ex-sindaci – è stata l’improvvisa ma non del tutto inattesa decisione del gruppo “AVotaBona” di non partecipare più all’aggregazione “ABC Angri Bene Comune”, alla quale avevo iniziato a lavorare con il supporto di un gruppo di amici provenienti da storie politiche diverse, già a partire dal mese di ottobre.

Anche in questa circostanza, le difficoltà si sono manifestate solo al varo della macchina organizzativa che avrebbe dovuto sostenere la campagna elettorale e nei giorni immediatamente precedenti il lancio pubblico della mia candidatura, già pianificato in maniera condivisa con le diverse “anime” della nascente aggregazione (cfr. a seguire il comunicato “Angri è il Bene Comune”, che avrebbe dovuto avviare la campagna).

“ABC Angri Bene Comune” avrebbe dovuto rappresentare – con o senza gli ex-sindaci – un luogo “privilegiato” di incontro e confronto aperto tra persone libere e perbene: un laboratorio di costruzione di nuovi modelli di cultura pubblica e di ricerca competente di soluzioni concrete ai problemi della nostra comunità.

Una proposta radicalmente innovativa di selezione della classe dirigente e di partecipazione aperta e diffusa della comunità locale, destinata molto probabilmente – non ce lo siamo mai nascosti – ad un ruolo non maggioritario in assenza di un concorso più ampio di forze e gruppi politici già “organizzati”, ma non per questo meno necessaria, nell’attuale desolante deserto di etica pubblica, idee, competenze e visioni del futuro.

La condizione essenziale ed irrinunciabile – per quanto mi riguarda – per qualunque mia partecipazione alla competizione elettorale. Con o senza gli ex-sindaci.

Questo è quanto ho da dire. Per il momento, almeno”.

Massimo Padovano

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