Caso Franza, il marito: “ci opporremo all’archiviazione!”

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Riceviamo e pubblichiamo – Malasanità: Clementina, uccisa da un esame endoscopico e dall’ insolenza dei medici.
Il tribunale di Nocera Inferiore, liquida il caso, ma i familiari della donna non si arrendono e si oppongono all’archiviazione.
“Negligenza, superficialità e accanimento” così comincia il racconto di Onofrio, marito di Mentina…
Ancora un altro caso di malasanità all’Ospedale “Umberto I” di Nocera Inferiore, viene a galla a distanza di un anno dai fatti. È la triste storia della morte improvvisa e mai annunciata di Clementina Franza, 78 anni angrese, professoressa in pensione, conosciuta da tutti come Mentina.
Una donna piena di energia e con una salute da far invidia ai giovani. Mentina, sul finire del mese di agosto del 2018, lamenta forti dolori al ventre, i figli e il marito la conducono al pronto soccorso di Villa Malta a Sarno e da lì viene portata a Nocera, ricoverata al reparto “Malattie Infettive” dove, pur avendo scongiurato l’assoluta assenza di malattie contagiose, vi resta per due settimane.
Il quadro medico, a detta dei dottori, è assolutamente non preoccupante, si tratta di qualche valore enzimatico facilmente controllabile. Vengono effettuati esami di routine tra cui una RMN all’addome che evidenzia un leggero dilatamento delle vie biliari, un aumento davvero minimo rispetto al normale, e bile densa con assenza di calcoli. È qui che avviene il primo errore dettato dall’incompetenza dei medici infettivologi nel campo della gastroenterologia, infatti chiedono un consulto al gastroenterologo per una esplorazione delle vie biliari tramite ERCP, analisi invasiva che si effettua per asportare calcoli, al momento assenti dalla risonanza effettuata.
L’esplorazione, infatti, delle vie biliari può essere effettuata tramite una eco-endoscopia per ottenere una precisa diagnosi delle vie biliari. Il gastroenterologo chiamato, frettolosamente e senza valutare la cartella clinica della paziente, prescrive “ …..La paziente è candidata a effettuare ERCP con papillosfinterotomia e bonifica della via biliare…”, al momento non c’è niente da bonificare, non vi sono calcoli. Clementina staziona al reparto malattie infettive per due settimane, è vigile, si alza, non ha febbre, parla con tutti, forse anche un po’ seccata di questa lunga attesa. Il 10 settembre viene sottoposta all’ERCP.
“Il dott. Sergio Di Fenza, incurante della la cartella clinica della paziente, dove chiaramente è indicata l’assenza di calcoli, procede all’operazione, percorre incuriosito le viscere alla ricerca di qualcosa, di quei calcoli che di fatto non ci sono, nota una particolare conformazione della papilla che aumenta il rischio di pancreatite, dovrebbe interrompere l’operazione, il rischio di una pancreatite è dietro l’angolo se ci si accanisce ancora, in fondo mia moglie sta bene, meglio chiudere questo inutile ERCP. Ma il medico continua, trova un diverticolo, il rischio aumenta ma per lui ora è come guidare il joistick di un videogioco, non riesce a fermarsi, deve continuare, deve chiudere il livello” spiega il marito della donna, ancora provato da quanto è accaduto.
Alla fine interviene il Game Over scandito dalle grida della sig.ra Clementina, che comincia ad avere forti dolori all’addome. Mentina esce dolorante dalla sala operatoria, il dottore è scosso e comunica ai familiari che alcuni valori si alzeranno ma rientreranno in breve tempo. Soffrirà per la preannunciata e sopraggiunta pancreatite.
I medici del reparto di malattie infettive, dove viene portata dopo l’operazione, chiedono subito un consulto chirurgico, la situazione è grave, il chirurgo convocato, i medici di Gastroenterologia, presente lo stesso Di Fenza, e di Malattie Infettive si riuniscono per un consulto.

Si decide la vita o la morte di Mentina, il chirurgo vota per non operare, la donna è stata operata dal reparto di gastroenterologia e si trova nel reparto di malattie infettive, non sono problemi suoi, ha giocato bene le sue carte, non avendo toccato la paziente non sarà convocato in giudizio.

In poche ore vengono richiesti altri 2 consulti chirurgici, i medici di malattie infettive devono tutelarsi da una richiesta di ERCP inutile, per cercare di far operare Mentina, sempre con la stessa decisione “rivedibile”. I medici del reparto di Malattie Infettive assistono, senza intervenire nella decisione “come pecore seguono impassibili l’andare del gregge” asserisce il marito.
Nessuna esposizione da parte loro. Tutti i sanitari cominciano ad alzare un muro di gomma con i familiari, tacendo dei vari consulti chirurgici richiesti con esito negativo ma comunicando che i valori sono in ripresa.
Fino al 13 settembre quando, nell’incredulità di parenti e amici, viene comunicata la morte di Clementina, in maniera frettolosa, fredda, senza dare alcuna spiegazione. Come a disfarsi di un pacco, comunicano ai familiari: -Venite a vestirla in fretta. Il marito e i figli hanno sporto denuncia, non accettano che ci sia stato un tale accanimento da parte dei medici, non erano stati avvertiti dei rischi, non hanno firmato nessun consenso ad andare oltre, laddove ci fosse stato un aumento del rischio, e soprattutto, nei giorni successivi a quest’esame.
Cosa è accaduto realmente in quei tre giorni lo spiega chiaramente il prof. Alberto D’Amato, consulente tecnico nominato dai familiari di Mentina, nella sua puntuale relazione clinica sul decesso.
La cartella clinica sequestrata dalla procura di Nocera Inferiore, rileva l’assunzione di inappropriate misure di una profilassi medica, sia in fase preparatoria (somministrazione di FANS) che in quella post esame da parte dei sanitari, oltretutto appartenenti al reparto Malattie Infettive e non Gastroenterologia, quindi non esaustivamente preparati ad intervenire a dovere.
Mentina poteva curarsi con farmaci di routine, quando avrebbe avuto dolore allo stomaco e la sua morte veniva rimandata a data da destinarsi. L’ironia della sorte è che il Pubblico Ministero archivia il caso, perché i tecnici nominati d’ufficio, Ricci e Serviddio, pur ammettendo tutte le negligenze condotte nel post-operatorio dagli operatori dell’Umberto I coinvolti nella vicenda, non escludono che Mentina sarebbe potuta morire anche se fossero state adottate tutte le prescrizioni mediche dettate dalle linee guida, non valutando minimamente l’inutilità dell’ERCP, e dell’assenza di calcoli.
Ma il periodo ipotetico in tal caso sembra l’ennesima beffa, assolutamente non documentabile e chiaramente ambiguo.
“Se Mentina non avesse fatto quell’esame e se non ci fosse stato eccesso di vanagloria da parte di chi ha condotto i lavori, ad oggi sarebbe uscita con le sue gambe da quell’ospedale” conclude il marito. Il marito e i figli, ovviamente non accettano un tale responso. Ed è subito opposizione. Alessandra Lombardi

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