Daniela Vitolo: “non ho perso la speranza di guarire”

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"Voglio dare voce ai tanti malati della Sensibilità Chimica Multipla, giovani e meno giovani, che non riescono a far conoscere il loro dramma, e chiedere ai medici ed ai ricercatori di continuare il proprio impegno per far sì che questa diventi sempre meno una malattia sconosciuta ed incurabile". Daniela Vitolo è una ragazza angrese di trent'anni, che combatte dal 2005 la sua personale battaglia contro un male oscuro, la MCS (Sensibilità Chimica Multipla), che si manifesta con una progressiva intolleranza verso tutto ciò che la circonda. Ad oggi è purtroppo ancora una sindrome incurabile, e chi ne è colpito è costretto ad evitare progressivamente il contatto con una serie sempre maggiore di elementi.

Dopo essere stata per tre mesi in un Centro di ricerca presso l’ospedale di Campi Salentina (Lecce), Daniela ha fatto ritorno nella sua casa di via Giudici senza aver conseguito alcun progresso, nonostante i generosi tentativi dell’equipe medica del dottor Mauro Minelli. "Gli esperimenti -spiega il papà Antonio- hanno procurato un piccolo miglioramento per la sensibilità agli odori, ma nessun progresso sul piano dell’alimentazione, che resta tuttora il problema più grave. Anzi, il tentativo di far assumere qualche altro alimento ha provocato reazioni violente con dolori in tutto il corpo, ai quali si sta cercando di far fronte mediante l’agopuntura".

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Attraverso il papà, Daniela sottolinea come "purtroppo la situazione resta drammatica e i malati di MCS si sentono sempre più abbandonati a se stessi; ma io non ho perso la speranza di guarire grazie soprattutto al sostegno instancabile dei miei familiari e di tante persone, come gli insegnanti di varie scuole e le catechiste delle parrocchie, che hanno sensibilizzato al problema i ragazzi e, attraverso di loro, le famiglie. Nello stesso tempo tante associazioni ed il Comune hanno organizzato iniziative ed eventi per raccogliere fondi. Se guarirò, sarà anche grazie alla forza che mi danno".

Daniela ripone ora la speranza nei medici e ricercatori che si stanno interessando alla MCS, ma "i risultati non si potranno avere a breve, perché si tratta di avviare vari filoni di ricerca innanzitutto per capire la genesi della malattia. Sarebbe già un grande risultato poter assumere qualche altro alimento per superare lo stato attuale di denutrizione".

"A complicare le cose -è il pensiero di Daniela- il fatto che i ricercatori non abbiano ancora spazi e strumenti per svolgere al meglio il loro lavoro. Io però non mi perdo di coraggio, anche perché mi sento investita di una grande responsabilità: quella di dare voce ai tanti malati di MCS, giovani e meno giovani, che non hanno alcuna visibilità e non riescono a far conoscere il loro dramma. Grazie a mio padre sono in contatto con loro e ci scambiamo informazioni ed esperienze: devo farcela anche per dare speranza a loro".   Francesco Rossi  (foto Pepe)

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