San Giovanni Battista, una festa lunga quattrocento anni

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"Intesa e sintonia sia con la Curia, che con i devoti nel rispetto sia delle regole ecclesisatiche, che della radicata tradizione locale". Con queste parole don Enzo Leopoldo, parroco della Collegiata di san Giovanni Battista, ha esordito rassicurando in merito ai prossimi festeggiamenti in onore patrono angrese: da quattrocento anni la ricorrenza più attesa dalla comunità cittadina. Le celebrazionidel prossimo 24 giugno per onorare il Battista affondano, infatti, le proprie radici nei primi decenni del Seicento.

Da allora il mondo è cambiato ma non la fede, la devozione, l'amore dei fedeli per il santo "con la faccia nera". Non è soltanto un omaggio al patrono ma qualcosa di più complesso, viscerale, intimo, suggestivo. E' la tradizione che si ripete e si rinnova in maniera ininterrotta, con una consuetudine e una ritualità che esaltano un'intera città avvicinandola al proprio protettore.

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Gli alti pali blu su cui poggiano le luminarie, i venditori ambulanti, ma anche un rinnovato senso di appartenenza fanno da cornice all'atteso evento. Certo, negli anni recenti ed a seguito delle sempre più stringenti regole ecclesisatiche tese a disciplinare le feste patronali qualche screzio è avvenuto tra il comitato festeggiamenti e la sede vescovile nocerina, ma la festa alla fine si è sempre svolta in maniera tale da non sconvolgere la sua specifica identità sebbene apportando qualche doverosa modifica.

Un punto di incontro per garntire una virtuosa convivenza tra la scaralità religiosa e il popolare calore umano. "Come di consueto l'effige lignea del Patrono sarà portata in processione per circa un'ora, favorendo raccogliemento e preghiera, attraverso le principali arterie cittadine sino al rientro in chiesa. Altra cosa è la peregrinatio, ovvero il condurre il santo per luoghi non toccati durante la processione benedicendoli con la sua sola presenza.

E' un modo per rispettare una secolare tradizione cittadina di cui non si può non tener conto", ha continuato il sacerdote. Tra gli aneddoti ancora vivi tra i ricordi collettivi l'episodio dell'eruzione del Vesuvio del 1944 allorchè la statua del santo venne esposta sul sagrato della collegiata causando così l'immediata fine della pioggia incessante di cenere e lapilli.

La città, dall'evidente passato agricolo, ha sempre trovato sotto il mantello color amaranto di san Giovanni prosperità, benessere, ricchezza e serenità. Spiritualità religiosa e paganesimo inscindibilemente uniti, quasi a sovrapporsi in nome della sacralità del "santo venuto dal mare". La festa, suddivisa in due aspetti quello civile e quello religioso, troverà come di consueto la propria conlcusione con l'esplosione di coloratissimi fuochi pirotecnici: un evento capace di attirare visitatori da tutto il comprensorio dell'Agro nocerino sarnese. Pippo Della Corte

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