Gli immobili della camorra rimangono inutilizzati

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Case della camorra: molte attendono ancora una destinazione d’uso. È quanto si apprende dalla lettura dei dati riportati dall’ANBSC, l’Agenzia nazionale per i beni confiscati alla criminalità organizzata diretta dal prefetto Giuseppe Caruso. Gli immobili potrebbero essere ristrutturati e riconvertiti, oppure affidati ad associazioni di volontariato.

Negli anni passati vennero confiscati ben venticinque immobili, non soltanto case ma anche aziende, box auto, capannoni e terreni.I beni sono riconducibili al disciolto clan Tempesta, dedito prevalentemente all’usura, e guidato dal boss mai pentito Tommaso Nocera ormai deceduto. In città, dopo Sarno, si registra la più alta presenza tra i comuni dell’Agro di beni confiscati e la quarta in assoluto in provincia dopo Salerno ed Eboli. Un triste primato che induce a riflettere.

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Si tratta di nove aziende, tre delle quali uscite dalla gestione, dieci appartamenti in condominio, tre box auto, un terreno con fabbricato rurale e due capannoni. Due appartamenti e un garage sono attualmente in gestione la restante parte non ancora. Tutte le proprietà fanno parte del cosiddetto patrimonio indisponibile dell’Ente, ovvero non possono essere vendute a terzi considerato che il loro riutilizzo dovrà avere, all’atto dell’assegnazione, finalità sociali e non lucrative. Alla Regione sono stati assegnati più di 27milioni di euro di fondi statali ed europei visto che l’azione si inquadra nel Programma operativo nazionale sicurezza per lo sviluppo, Obiettivo 2007-2013.

Una opportunità tesa a finanziare azioni destinate a migliorare la gestione dei beni confiscati alle mafie. L’obiettivo è riutilizzare a fini sociali i beni nell'ottica di rendere operante il principio della restituzione alla collettività un patrimonio pienamente fruibile. In particolare grazie ai fondi disponibili potranno essere realizzati progetti che prevedono sia la ristrutturazione degli immobili confiscati, che la loro riconversione.

Lo scopo ultimo è un loro reinserimento nel circuito produttivo anche attraverso il coinvolgimento di associazioni di promozione sociale e di cooperative sociali. La responsabilità della gestione operativa dei fondi Pon sicurezza da un anno è stata affidata direttamente al Dipartimento incaricato presso il Ministero dell’Interno. Dovranno essere i comuni a mettere in campo una serie di iniziative. Pippo Della Corte

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