“Elogio dell’astrattismo”

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Quattro artisti campani per un "Elogio dell’astrattismo". Sarà inaugurata giovedì 29 novembre 2012 alle ore 17 presso l'associazione culturale "MA" (Movimento Aperto), in via Duomo, 290/c a Napoli, la mostra "Elogio dell’astrattismo" degli artisti Edoardo Ferrigno, Antonio Gallinaro, Antonio Izzo e Gianni Rossi.

La mostra sarà aperta al pubblico dal 29 novembre al 20 dicembre 2012 (mecoledì e venerdì ore 17-19, giovedì 10.30-12.30 o su appuntamento). In quella sede, venerdì 14 dicembre alle ore 17 si terrà un dialogo di Dario Giugliano, docente all'Accademia di Belle Arti di Napoli, con il critico e storico dell’arte Luigi Paolo Finizio, a proposito del libro "Elogio dell’astrattismo" di Finizio (Ed.Mimesis, Milano 2012). Scrive Finizio nel suo "Avanguardia a Napoli – Undici dell'astrattismo" (Napoli, 2011), per presentare i quattro artisti che esporranno alla Galleria Del Monte: Edoardo Ferrigno. L’opera di Edoardo Ferrigno mostra rinsaldare il suo perseguito lavoro creativo di intima congiunzione tra simboli e materiali. Egli sembra aver individuato il darsi combaciante di un orizzonte visivo per la sua arte, quello di una sorta di sintesi, di filosofico ‘sinolo’ anche per la consustanzazione, fra forma e materia. Il montaggio su legno dipinto, le incorniciature sobrie accolgono la preziosa campitura a lamine d’oro oppure a sbalzi di laminati uniti a riquadri di colori netti, a inserti di foglie di madreperla. Una sorta di elaborazione musiva appare perciò incastonare le recenti opere di Ferrigno nell’aura di effigi astratte volte al silente raccoglimento, al meditato pensiero di uno sguardo osservante e ricettivo.

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Nelle forme dell’astrazione egli invita a un concreto pensiero visivo solidificante simboli ed emblemi. Antonio Gallinaro. Il minimalismo della scultura di Antonio Gallinaro è tale solo nei suoi estremi ed essenziali profili, nel suo ordinato comporsi di nette superfici di colore.

Per Gallinaro sembra fondersi il percorso tra pittura e scultura vissuto in precedenza tra trame di colore ispessito di materiali e strutture plastiche ideate con la funzione della modularita di forma e colore. Ora le due anime compositive si sono strette come una medaglia a due facce in cui la costruzione assorbe sia il volume sia il piano del colore. Tra minimalismo di assetti e articolazione cromatica Gallinaro conduce una versatile conduzione di decoro architettonico e dio costruzione di forme astratte, imprimendo alla loro incondizionata evoluzione un senso di assolutezza e di chiarezza compositive.

Antonio Izzo. A volte è così pervasivo e fitto il tramarsi del segno che la pittura di Antonio Izzo appare come innestarsi al suo verso corsivo, al suo gestuale dispiegarsi tra gli strati e i sedimenti di colore. Pittura d’ascolto attraverso la visione perché c’invita a seguirne con trasporto la dizione del segno. Un viatico di pensiero fuso alle paste dei colori, al loro sedimento di terre e materie, che si concretizza per grafie e sedimenti, per tracce e corpose concrezioni. In fondo quello di Izzo vuol essere un segno privo di condizioni per piani e spessori, un segno aperto agli spazi che gli si offrono senza alfabeti preordinati. Un segno di libertà nel gesto che lo compone, nel fare che lo incorpora e lo sottende, nel dettato che lo ispira. Gianni Rossi. L’astrattismo di Gianni Rossi è il frutto di un’elaborazione interiore svolta a fronte delle realtà visibili, dei suoi profili ambientali colti ed elaborati per transiti percettivi, per angolazioni e troncature visive. La sua pittura si raccoglie su lacerti di realtà che si dispiegano per piani e tratti di geometria ma che si collegano per tragitti dinamici, per scorciate relazioni tra forme e colori. La sua geometria appare perciò una geometria trovata ed esternata attraverso le strutture e i profili che circondano il suo sguardo, la sua visione verso il circostante, sia quello urbano o quello del decoro degli interni. Una geometria e un’astrazione più che di deduzioni mentale di assunzioni espressive in chiave di attenzione costruttiva e di rispondenze liriche. Il suo campo d’immagine, il suo disarticolato spazio di geometria è luogo di esistenza in cui le forme astratte rispondono alle occasioni dei dati percepiti, dei rapporti del vissuto.

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