Antonino Russo e i pomodori Mitsubishi

0

Di seguito l'articolo integrale a firma del giornalista Marco Onnembo pubblicato sulle pagine web del settimanale "Panorama" nella sezione "Economia"

Comunque la si guardi, la storia di Antonino Russo è unica. Soprattutto perché non è facile spiegare quanto sia complesso in certe latitudini creare dal nulla un impero economico e produttivo. Una parte d’Italia in cui ancora oggi non tutte le strade del centro città sono asfaltate bene.

Ottantuno anni ben portati il prossimo 11 febbraio, un trapianto di fegato (i medici, 16 anni fa, gli avevano dato sei mesi di vita), quinto di 10 figli, Russo è nato a Sant’Antonio Abate, in provincia di Napoli, da una famiglia di commercianti di vino e crusca. Da allora di strada ne ha fatta: oggi il suo gruppo Ar Industrie alimentari è uno dei più grandi al mondo nella produzione di conserve. Nei suoi stabilimenti viene lavorato il 20 per cento di tutta la produzione di pomodori del Sud, con un fatturato di 300 milioni di euro annui. Nei giorni scorsi Russo ha siglato un accordo con la Mitsubishi: il gruppo giapponese acquisirà il 51 per cento della NewCo Pia, che avrà ora la proprietà dello stabilimento di Foggia.

«Ho iniziato a lavorare nell’attività di famiglia con mio fratello Mario, ma dopo pochi anni ho intuito che il settore conserviero avrebbe avuto una forte crescita negli anni a venire» racconta Russo, con voce roca e cadenza partenopea. Sulla scia della sua intuizione, nel 1962 nasce La Gotica, la prima delle tante aziende che Russo avrebbe creato o acquistato.

«Non avevo soldi né terra. Mia madre possedeva solo 6 mila metri di terreno e dopo molte insistenze, perché si preoccupava di cosa avrebbe lasciato agli altri figli, me ne cedette 2 mila per iniziare. Ecco, tutto è nato da lì. E oggi, che ho quasi 1 milione di metri quadrati di suolo produttivo o commerciale, quasi mi viene da ridere. Si può dire che sono cresciuto di 20 mila metri quadrati l’anno» calcola scherzando. Un’avanzata che nel settore conserviero è ineguagliata. Nel 1970 nasce un nuovo stabilimento a Sant’Antonio Abate (l’Ipa) e, quattro anni dopo, Russo dà vita a quella che oggi è la società Sanpaolina, gestita dalla figlia Debora.

«Vedo prima degli altri gli scenari. Nel 1983 comprai un’azienda dismessa per creare con quattro soci La Perla Conserve. I primi tre anni le cose non andavano bene e i soci lasciarono. Io ci ho creduto, ho riconvertito la produzione e l’azienda ha iniziato a volare». Certo, non è facile stargli dietro per collaboratori e familiari. Un po’ padre padrone, un po’ manager, un po’ direttore commerciale: tipico caso di self-made man. Illuminato, però.

Sul finire degli anni 80 rileva un’azienda dalle partecipazioni statali trasformandola in una realtà produttiva importante, la Velibox, che diventa uno scatolificio moderno. Intuisce che ha bisogno di manager esperti, di maestranze qualificate per affiancarlo nei passaggi più delicati. Un anno fa, per trattare la cessione dello stabilimento di Foggia al gruppo Mitsubishi (uno dei più grandi al mondo) e gestire la transizione, chiama come amministratore delegato l’ingegnere napoletano Alfredo Gaetani: un top manager che è un’autorità nel settore del latte e dell’agroalimentare per la sua esperienza come ad dell’Eurolat (gruppo Parmalat). I giapponesi, dunque. «Il nostro rapporto esiste dal 1970, quando siglai un accordo commerciale con la Princes per la distribuzione del mio prodotto in Gran Bretagna» ricorda Russo.

«Un accordo che fra il 2000 e il 2002, anni di svolta dal punto di vista organizzativo per il gruppo Ar, è divenuta una partnership grazie all’acquisizione da parte loro del 7 per cento della proprietà». Come è maturata la cessione dello stabilimento pugliese e la costituzione della NewCo Pia, 51 per cento capitale nipponico, 49 famiglia Russo? Per disimpegnarsi? «Anzi, così facendo ho rafforzato le prospettive del gruppo, aprendo il mercato e scegliendo come soci i primi della classe».

E i suoi figli? «Vengo dalla vecchia scuola e sono convinto che i fratelli che lavorano insieme alla fine litighino. Ognuno è proprietario di un’azienda e può dimostrare ciò che vale. E poi saranno sempre proprietari del 49 per cento della newco che abbiamo creato con il gruppo Mitsubishi. Le altre tre aziende del gruppo (Conserviera, Ipa e La Perla, gestita dal figlio Walter, ndr) produrranno sempre per la nuova società». Momenti duri ce ne sono stati, però. «Nel 1996 mi hanno trapiantato il fegato. I medici mi davano sei mesi di vita per una cirrosi epatica. Come vede, sono ancora qui. Ma la cosa divertente è un’altra: 11 anni dopo, nel 2007, ho fatto l’investimento della mia vita: quasi 110 milioni di euro, in quattro anni, per costruire lo stabilimento produttivo più bello dello mondo, quello ceduto ai nipponici». Simpatie politiche?

«Nessuna». Cosa la rende più fiero? Ride: «Mai fatto un assegno postdatato». Racconti un altro caso di successo aziendale… «Nel 2001 rilevai dalla Unilever il marchio di conserve Napolina. Lo pagai 12 milioni di sterline, ne fatturava 10. Andai dalla Princes per fargli comprare il 51 per cento della quota con la promessa di riprendermela entro un anno se avessero voluto uscire dall’affare. Oggi in Gran Bretagna quel marchio fattura 120 milioni di sterline e ha il 30 per cento della quota retail». In che stato è il settore conserviero in Italia? «È in fase di radicale cambiamento. Al Sud si pagano troppo energia, acqua e logistica. Fattori critici aggravati da una mancanza di strutturazione aziendale e da una grave sottocapitalizzazione, peggiorata con la stretta sui crediti». Dunque è destinato a scomparire?

«Al contrario. Le dico un dato: nel Sud ci sono 87 aziende di trasformazione: sei o sette detengono il 50 per cento della lavorazione complessiva, le altre sono piccole. Si andrà verso una razionalizzazione nel settore. In tal senso l’accordo con i nipponici ha un valore ancora più importante. È un caso unico. In molti si riempiono la bocca con slogan quali “attrarre gli investimenti esteri in Italia”. Noi abbiamo fatto meglio: abbiamo attratto ingenti capitali al Sud».  (Fonte:  http://blog.panorama.it/economia/2012/02/05/industria-agroalimentare-antonio-russo-e-i-pomodori-mitsubishi/)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here