Prima stagione senza l’US Angri 1927

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La rabbia è sfociata nella calma e nella rassegnazione. Sono passati appena due mesi, ma già molti hanno messo alle spalle il clamore dell’Angri che non partecipa alla D. Di questi tempi, gli altri anni, ad Angri si soffriva per l’iscrizione, per le potenzialità della società, per la campagna acquisti.

Giornate turbolente di passione calcistica, che, però, hanno consentito alla piazza di restare per dieci anni in D, con alterne vicende, sfiorando il salto nei professionisti o arrivando ad un centimetro dal baratro, sempre evitato. Alla fine, l’Angri targato 1927 si è sempre salvato. Negli ultimi due anni, tra i più travagliati della sua storia, il cavallino rampante aveva conquistato la permanenza, anche se, nella stagione 2010-2011, sotto la presidenza Varone, aveva mandato in campo i ragazzini nelle ultime giornate per problemi di risorse.

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Giovanni Orlando, poi, aveva riacceso la fiammella del cuore grigiorosso e, purtroppo, il cuore, quello vero, lo ha strappato in maniera prematura alla famiglia e alla società che non si è ripresa, affondando quando cominciava a risorgere. Prima di scomparire, i doriani si sono tolti l’ultimo sfizio: conquistare la salvezza contro i rivali storici del S. Antonio Abate, dichiarandosi mai sconfitti dal campo, ma dalla congiuntura cittadina.

Un canto del cigno che ha fatto aumentare l’amarezza per la scomparsa. Il primo anno senza D per Angri è cominciato, nella malinconia di qualche innamorato che si trincera dietro ricordi e foto dei momenti gloriosi e della tribuna stracolma.

Cancellato per mai risolte questioni economiche, il cavallino non galoppa più, ma c’è chi vorrebbe farlo rinascere puledrino in terza categoria. L’ex presidente Giovanni Ferrara, che, già nel ’74 e nel ’89, era riuscito nella rinascita, sta chiamando a raccolta vecchi dirigenti per provare una impresa tutta in salita.

L’Angri 1927 ripartirebbe dal fondo dell’inferno per la scalata alle categorie superiori. Una sfida romantica, cercata anche da altre piazze, che mira a tenere in vita l’amore di chi non si rassegna. Intanto, però, la presenza almeno in Eccellenza c’è e si chiama “Città di Angri 1980”.

Un sodalizio che non vuole sostituire i grigiorossi storici nel cuore della gente, ma prova a colmare il vuoto improvviso di una piazza abituata a confronti importanti. La vecchia Libertas Angri, rilevato il titolo del San Valentino, cerca la salvezza nella massima serie regionale.

Il presidente Piero Grisetti manifesta entusiasmo per questa avventura, mentre la sua creatura cerca la condizione al “Novi”, sotto la guida di Luca De Virgilio. Nel progetto, c’è qualche pezzo del vecchio Angri. C’è il centrocampista Della Femina, il gradito ritorno del portiere Inserra e le tentazioni di Ferrajoli ad entrare in organico. Con loro, due uomini di categoria per la mediana: Agresta (Baratta) e Grieco (Serino). I primi test danno sensazioni confortanti, ma qualche ritocco urge, soprattutto in attacco per sostenere l’impatto con la nuova categoria. Infine, capitolo “Novi”.

Le ambizioni sono ridotte rispetto al passato, ma l’urgenza di alcuni lavori, non effettuati, resta e rischia di far disputare fuori casa anche le gare casalinghe. Questo è il quadro odierno di una piazza ambiziosa e innamorata del pallone che non ha fatto quadrato intorno all’Angri 1927, perdendo una importante vetrina.   Gaetano Ferrentino

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