Angri, una città chiusa per ferie…prolungate!

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Angri ormai da tempo è ostaggio di una superficialità politica che non sta producendo nulla di concreto per la comunità angrese. Le beghe interne alla maggioranza e un sindaco poco determinato contribuiscono ad impaludare l’attività amministrativa che non può assolutamente fondarsi su annunci e proclami propagandistici che sanno di sapore elettorale.

Allestire corazzate e carrozzoni politici è un conto, amministrare e compiere scelte nell’interesse dei cittadini è ben altro.

Angri è una città ferma, bloccata, chiusa, messa in quarantena ed emana un odore di naftalina

Le iniziative sul territorio latitano, il mondo dell’associazionismo si tiene lontano dal palazzo, i commercianti reclamano interventi, e i cittadini, soprattutto quelli che hanno votato questa maggioranza, si lamentano  nel loro pentimento per aver dato fiducia al cambiamento, annunciato e mai praticato.

Angri, o meglio una parte di essa, ha coltivato un sogno. La speranza di tracciare un solco con il passato e dare vita ad una nuova stagione politica e amministrativa per la nostra città.

Oggi, invece, la città è divenuta ancor più dormiente per volontà di chi pensava e pensa che gli angresi vanno anestetizzati con i proclami, con gli accordi politici o con le chiacchiere feconde nei “salotti buoni” delle città viciniore.

L’unico obiettivo è fare voti, allargare il cerchio, distribuire prebende e confezionare gentili omaggi ai privati per liberare dagli “imbarazzi” qualche fedele soldato di ventura.

Strumenti necessari per accrescere quel pacchetto di voti che aiuta a saziare la sete di potere di chi è abile a scappare, nascondersi e ritirarsi quando il vento infuria in direzione avversa.

Quel potere conquistato che oggi, però, sta logorando chi come una trottola gira, gira, gira e rigira fin quando qualcuno, amante del gioco, non deciderà di mettere fine al divertimento che tale non è perché in ballo c’è la vita di una comunità che si è vista spazzare via desideri, fiducia, ambizioni e sogni di un cambiamento proclamato ma atteso invano

Luigi D’Antuono

 

 

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